Avversione alla perdita

 

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Continuiamo il nostro discorso sulla finanza comportamentale parlando di avversione alle perdite. Sembra banale: le perdite ci danno fastidio, ma si tratta di ben più di questo.

L’avversione alla perdita significa che una perdita ad esempio del 2% produce in noi una sofferenza molto superiore a quanto ci produca piacere un guadagno del 2%. Continua a leggere “Avversione alla perdita”

La liquidità nella pianificazione finanziaria

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Stabiliti gli obiettivi e il perché investiamo, (ne parlo in questo post) come procedere? Puoi idealmente dividere il tuo patrimonio in quattro parti,  ognuna dedicata ad un obiettivo: liquidità, riserva, investimento e previdenza.

In questo post parliamo della Liquidità:  la somma che ti serve per le spese correnti, quotidiane e per  mantenere il tuo  tenore di vita. Viene incrementata con le entrate (stipendi, affitti, pensioni…) e viene utilizzata per le spese (cibo, vestiti, mutuo, affitto…).

Nel corso del tempo con il risparmio si accumula una cifra, ma quanto ti serve sul conto corrente per sentirti tranquillo? Ognuno ha la sua percezione, il mio conto corrente è sempre molto vicino allo zero, per te potrebbero servire diecimila euro? Non esiste un comportamento giusto o sbagliato, però dovresti cercare di non esagerare: il conto corrente non è un investimento, non dà nessun interesse.

Esistono altri strumenti finanziari di breve termine  per gestire la liquidità: i conti deposito, i bot. Purtroppo però in questo momento storico con interessi a zero o negativi  risultano inutili. Investiresti in un bot che tra sei mesi ti restituirà un capitale più basso a causa degli interessi negativi? Naturalmente no, per questo non rimane che il caro conto corrente!

Quindi la liquidità è denaro sempre disponibile, che  serve a soddisfare le esigenze di spesa correnti, gestito nel conto corrente. E cosa significa invece liquidabilità? Il tempo necessario perché un investimento torni liquido, cioè rientri sul conto corrente. Ogni investimento ha un tempo di liquidabilità, da pochi giorni per i fondi ad un mese per alcune polizze. Per approfondire puoi leggere qui.

Ti aspetto la prossima settimana per parlare della Riserva.

L’orizzonte temporale

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Ogni investimento ha un orizzonte temporale, cioè un tempo in cui è consigliato restare investiti. Non è vincolante, ma consigliato: il gestore del fondo ritiene che per dare il meglio in quel mercato e con un dato profilo di rischio sia giusto mantenere il fondo per un certo numero di anni.

Quando ti viene consigliato un investimento questo orizzonte temporale dovrebbero essere chiaro: può essere tre anni più spesso è cinque, a volte sette. Più un investimento ha un profilo di rischio elevato, maggiore è il tempo consigliato, perché si potrebbero attraversare momenti difficili per l’investimento e solo mantenendolo in portafoglio si possono superare.

Questa la teoria, in pratica appena il fondo perde o non rende abbastanza il cliente chiede di sostituirlo e il consulente che in fondo si sente in colpa per averlo consigliato cerca delle alternative: così si bruciano milioni di euro.