E se non ho eredi?

Difficile non avere eredi, piuttosto diciamo “e se non ho eredi che mi interessano”?
Il lontano cugino che non so nemmeno chi sia è considerato erede per legge, ma mi interessa che abbia il mio patrimonio? O preferisco piuttosto lasciare la mia eredità ad un amico o alla associazione di volontariato a cui mi sono dedicato in vita? Oppure mio fratello con cui discuto da sempre, è giusto che erediti i miei beni?


Le legge ci dice che se la persona muore il suo patrimonio deve essere passato ad altri, secondo il principio che un patrimonio deve sempre avere un proprietario, per evitare che i “beni non abbiano padrone” sono stabilite delle regole per il passaggio.

Sono individuati degli eredi legittimi che in base al grado di parentela avranno l’eredità.

Prima di tutto il coniuge, i figli o in assenza dei figli i genitori e questi sono anche eredi legittimari, cioè hanno diritto alla legittima, se non ci sono questi eredi si cercano gli altri secondo gradi di parentela sempre più lontani.

Se anche entro il sesto grado non si trova nessuno, l’eredità andrà allo Stato.

Come si calcola il grado di parentela? Si parte dal defunto, se non ha eredi diretti (figli, coniuge e genitori) si vede se ha fratelli, in mancanza di fratelli si arriva al nonno e dunque agli zii e ai cugini, via via sempre più lontani. Trovato qualcuno, si stabilisce il legame comune e si contano quanti passaggi ci sono.

Ad esempio tra me e mio cugino, lo stipite comune è il nonno, i passaggi sono: io, mio padre, il nonno, lo zio, il cugino. Si tratta di cinque persone, ma per convenzione si toglie lo stipite e dunque saremo parenti di quarto grado.

Se non ci sono cugini, si passerà al bisnonno, ai suoi figli e nipoti, ad esempio: io, mio padre, mio nonno, mio bisnonno, mio prozio, suo figlio, suo figlio, si tratta di 7 passaggi, tolto lo stipite che è il bisnonno, abbiamo il sesto grado di parentela, l’ultimo che la legge considera per l’eredità.

Vedi bene che si tratta di persone che potrei nemmeno conoscere, per questo è necessario fare testamento. Lo Stato, come erede di ultima istanza, eredita per evitare che ci siano patrimoni non attributi a nessuno, si parla di eredità vacante quanto non ci sono eredi entro il senso grado o tutti abbiano rinunciato all’eredità. Lo Stato non può rinunciare, non ne avrebbe nemmeno motivo, visto che non si accolla i debiti del defunto, a differenza di ogni altro erede. La ricerca di questi parenti lontani può essere molto difficoltosa, possono occuparsene gli avvocati o apposite associazioni che puoi trovare anche on line.

Con il testamento se non ci sono eredi diretti: coniuge, figli o in mancanza i genitori, posso fare quello che voglio. Non ho obblighi verso nessuno, nemmeno verso i fratelli.

Spesso le persone mi chiedono se sono obbligate a lasciare qualcosa ai fratelli: NO. I fratelli non hanno diritto alla legittima. Posso destinare miei beni ad uno o più amici, oppure ad una OnLus che rispecchia i miei valori o che mi ha aiutato in vita. Nel sito delle associazioni ci sono tutte le indicazione per come fare testamento a loro favore, una parte importante del loro sostentamento viene proprio da qui. Posso anche indicarne più di una, magari senza esagerare, ricordo il testamento di una signora che fece impazzire il mio cliente che dovette occuparsene: aveva indicato circa venti enti in Italia e all’estero a cui destinare piccole somme.

qui vorrei dire che, va bene il testamento olografo che possiamo scrivere da soli con una biro e un pezzo di carta, ma magari confrontati con qualcuno perchè non sia poi un problema realizzare le tue volontà. Io sono senz’altro disponibile per una chiacchierata.


Le tasse. Se non ho eredi diretti le tasse di successione sono le più alte. Non c’è franchigia, cioè si pagano sull’intero patrimonio che va in successione all’aliquota massima dell’8 %.Spesso le persone che non hanno eredi dispongono con polizza dei loro beni, la polizza non va in successione in quanto il beneficiario a cui andrà in caso morte non è designato in seguito alla morte appunto, ma per atto tra vivi. Questo comporta che non si paghino le tasse di successione. Tuttavia è sempre possibile che l’Agenzia delle Entrate in caso di accertamento riqualifichi la polizza e richieda il pagamento di quanto dovuto.
Le onlus non pagano le imposte di successione sulle eredità a loro destinate. E naturalmente nemmeno lo Stato.

Gli strumenti del mestiere

Facciamo un riepilogo degli strumenti che usiamo per investire, noi professionisti del settore facciamo esempi e parliamo con indifferenza di questi strumenti, a volte nei primi appuntamenti con potenziali nuovi clienti, mi sento dire “puoi dirmi meglio di cosa si tratta?”

Per qualcuno che lo dice forse altri preferiscono non dirlo, ma restano nel dubbio e di conseguenza non possono scegliere se e come investire. Poi ci meravigliamo che 1700 miliardi siano fermi sui conti correnti. Sono fermamente convinta che solo conoscendo possiamo fare delle scelte consapevoli. Tuttavia se hai una buona conoscenza degli strumenti finanziari puoi non leggere questa newsletter…


Obbligazioni

Una obbligazione è un debito, chi la emette chiede soldi in prestito, chi la compra li presta. L’emittente cioè il debitore può essere uno Stato o una Azienda, il meccanismo non cambia.

Chi compra una obbligazione trasferisce quindi i suoi soldi per un certo periodo, per avere in cambio un interesse che può essere pagato ogni tre, sei, dodici mesi. Tutto è stabilito all’inizio: la durata del prestito, il tasso di interesse, come e quando avverrà il rimborso, ovvero l restituzione del denaro.

L’obbligazione prevede la garanzia del capitale alla scadenza, a meno che… chi ha emesso il prestito non sia nel frattempo fallito. In quel caso se e quanto verrà rimborsato dipenderà da quanto denaro resta nel fallimento.

Ci sono tante classificazioni delle obbligazioni, solo per fare qualche esempio:

– in base al tasso distinguiamo obbligazioni a tasso fisso e a tasso variabile: le prime non cambiano gli interessi che pagano, le seconde si, in base a delle regole stabilite sempre al momento dell’emissione.

– in base all’emittente abbiamo obbligazioni governative, corporate, emergenti, le prime sono emesse da Stati (BTP), le seconde da aziende private, le ultime nei paesi in via di sviluppo.

Durante la vita dell’obbligazione non c’è garanzia sul capitale, infatti ogni giorno l’obbligazione ha un prezzo e a quel prezzo posso venderle prima della scadenza. Noi italiani siamo innamorati delle obbligazioni, perchè hanno il capitale garantito, sempre se l’azienda non fallisce e perchè pagano la cedola. Purtroppo i rendimenti di questi investimenti sono sempre più bassi, alcuni addirittura negativi: cioè è chi presta il denaro che deve pagare un interesse a chi lo riceve!

Azioni

Le azioni sono parte del capitale della società. Nelle Società per azioni il capitale è diviso in tante quote che è possibile acquistare in Borsa. Questo investimento renderà in base al prezzo: dalla differenza tra quanto le ho pagate e a quanto le rivendo avrò il rendimento.

Non abbiamo garanzie per questo sono strumenti più rischiosi. Il fatto che il prezzo abbia molte oscillazioni piace poco agli italiani, che continuano a vedere nelle azioni gli strumenti da evitare. Invece sono l’unico investimento che possa darci del rendimento, naturalmente con le opportune “protezioni”: la diversificazione e il tempo.

Fondi comuni di investimento

Un fondo acquista tanti titoli al suo interno, è un contenitore dove posso mettere anche 100 o 300 titoli.

I vantaggi del fondo:

– il fondo è gestito, chi sceglie quali titoli comprare dentro al fondo? Il gestore o il team di gestione del fondo, in base alle regole che sono state fissate quando il fondo nasce. Ad esempio se si tratta di un fondo azionario il gestore acquisterà prevalentemente delle azioni, se obbligazionario delle obbligazioni, poi esistono una serie di combinazioni tra queste due categorie. Bilanciati, flessibili, ecc…

– diversificato, con cifre relativamente piccole posso così acquistare tanti titoli, se lo facessi da sola quanti ne potrei acquistare? Di sicuro molto meno, il fondo dunque è molto diversificato e questo riduce il rischio dell’investimento. Come nel proverbio “non mettiamo tutte le uova in un paniere”

non fallisce, a differenza delle aziende il fono non può fallire, gestisce solamente il denaro degli investitori.

– è vendibile ogni giorno ad un prezzo di mercato, è quindi trasparente. Il rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita.

ETF

Un Etf è un particolare tipo di fondo a gestione passiva. Cosa significa? Che il gestore non decide giorno per giorno dove investire, in quanto “replica” un indice o un prezzo. Ad esempio l’ETF sulla borsa italiana, avrà gli stessi risultati dell’indice di borsa, è tarato in questo modo, non potrà cambiare il rendimento in base a scelte discrezionali. Un etf sul prezzo dell’oro non potrà discostarsi dal prezzo di questo mercato.
I risultati quindi non dipenderanno dall’abilità del gestore, ma da come andrà un certo mercato. Sono meno costosi in quanto non c’è gestione attiva, ma di contro non ci saranno correttivi ai prezzi del marcato scelto.


Se hai dei dubbi non esitare a contattarmi per approfondire meglio, ripeto “solo la conoscenza può portare a scelte consapevoli”.

Il MES e perché non lo vogliamo!

Il Mes e perché non lo vogliamo….
Spesso quando incontro i clienti negli ultimi mesi mi chiedono cosa ne penso del Mes e soprattutto del perché non vogliamo prendere questi soldi che l’ Europa ci offre apparentemente senza troppe richieste. La mia premessa è che non si vuole qui parlare di politica, sappiamo che su questo ogni partito ha la sua visione e non è mia intenzione “ tenere” per l’uno o per l’altro. Cercherò quindi di riportare le diverse opinioni affinché possa essere questo uno strumento per ulteriori approfondimenti.Seguo con interesse una newsletter di cui metto il link da cui ho tratto spunti interessanti, mi piacerebbe poi conoscere la tua opinione, allo scopo di arricchire con altri punti di vista. https://www.torcha.it/newsletter

Cosa è il Mes Il Mes o Meccanismo Europeo di Stabilità nasce per aiutare gli Stati dell’Europa con dei prestiti, nelle esperienze passate questi prestiti hanno portato a strumenti di controllo che di fatto limitano la sovranità dello Stato li richiede. Il caso più noto è quello delle Grecia che nel 2015 sottoscrisse un Memorandum di intesa con la Commissione Europea per un prestito di 86 miliardi di euro, impegnandosi a mettere in campo una serie di riforme per risanare l’economia, riforme valutate come troppo dure dai più.
Lo scorso 8 maggio la Commissione Europea, come aiuto in risposta al Covid, ha creato il Pandemic Crisis Support: la possibilità di emettere un prestito per un valore massimo pari fino al 2% del Pil di un Paese, che potrà farne richiesta per le spese sanitarie. E’ il MES sanitario, che per l’Italia varrebbe circa 36 miliardi di euro, la politica si immediatamente divisa.


Perché SI:

36 miliardi da utilizzare per la sanitàUno degli argomenti preferiti dai sostenitori del MES riguarda l’affidabilità dello strumento finanziario (Fitch gli ha dato una tripla A, cioè il voto massimo), che rappresenterebbe una garanzia per raccogliere ulteriori soldi sui mercati a tassi favorevoli. Fare ricorso al MES, insomma, innescherebbe un meccanismo virtuoso che potrebbe portare a ulteriori risparmi sul lungo termine.
Ma come la mettiamo con le famigerate condizionalità? Chi sostiene il MES pensa che queste non sarebbero applicate nel caso di richiesta del Pandemic crisis support.

Sebbene tale convinzione non sia giustificata dal riferimento ai trattati, potrebbe esserlo nei fatti, dal momento che rassicurazioni in tal senso sono arrivate dall’Eurogruppo, dal Mes e dalla Commissione europea. Per rafforzare quello che appariva come un semplice impegno scritto privo di valore legale, nello scorso mese di giugno la Commissione Europea ha approvato un regolamento in cui specifica che una eventuale sorveglianza rafforzata per i Paesi richiedenti riguarderebbe solo l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal MES sanitario e non (come in condizioni normali) tutti gli indicatori e dati macroeconomici. Va però sottolineato come il regolamento sia una fonte di diritto subordinata ai trattati di cui abbiamo parlato fino ad ora e per questo potenzialmente “più debole”.

Come spiega l’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, non sarebbe la prima volta che il MES attiva una linea di credito senza porre condizioni: era già accaduto nel 2012, con la Spagna, e quel caso varrebbe oggi come precedente nell’ipotesi di ricorso alla Corte di Giustizia.


Perché NO


Uno degli argomenti comunemente utilizzati contro il ricorso al MES sanitario è proprio quello che riguarda le condizionalità: senza una reale modifica dei trattati il Pandemic crisis support potrebbe trasformarsi in una trappola, che la Commissione Europea potrebbe sfruttare per controllare da vicino i nostri conti pubblici. Il rischio, sottolineato soprattutto dalle destre italiane ma non solo, è quello di una perdita parziale di sovranità.

Questo sospetto è amplificato da un dato: i governi di Spagna, Portogallo, Grecia e Francia per il momento hanno fatto intendere di voler escludere un ricorso al MES sanitario. «Se prendere soldi (prestati) del MES è così utile e vantaggioso, perché le nazioni più esposte insieme all’Italia come Grecia, Portogallo, Spagna e Francia dicono no al MES?Preoccupano inoltre le reazioni dei mercati finanziari.

Secondo alcuni l’idea di utilizzare il MES potrebbe essere interpretata come un segnale negativo dai mercati finanziari, che vedrebbero l’Italia come un Paese in difficoltà. Una dinamica che nel medio termine potrebbe portare ad un aumento dello spread e di conseguenza a interessi più alti sul debito pubblico.

L’ultima preoccupazione di chi si oppone al MES sanitario riguarda le mutate condizioni dallo scorso 8 maggio: la Commissione Europea ha infatti raggiunto un accordo su Next Generation EU– il cosiddetto Recovery Fund – che mette sul piatto una linea di credito molto più alta (127 miliardi di prestiti, per la sola Italia) e 81,4 miliardi di sussidi. È migliorato il rendimento dei titoli di Stato italiani e ciò si traduce in un minor costo per finanziarsi sui mercati. I tassi di interesse offerti dal MES sono naturalmente inferiori, ma qualcuno inizia a chiedersi se a questo punto il gioco valga la candela.

Conclusioni 

Sul cosiddetto MES sanitario si affrontano due idee di Europa per certi versi opposte: da una parte gli scettici – per motivi ideologici o in seguito all’austerity affrontata dalla Grecia dopo la crisi del 2008 a – dall’altra i più entusiasti, che non temono di affidarsi al nuovo strumento in dotazione al MES come un’opportunità da non perdere per rilanciare la sanita’ italiana, che ne ha chiaramente bisogno.Sotto questo punto di vista, il dibattito sul MES sanitario è certamente molto politicizzato e in ultima analisi tutto si riduce a una scelta – credere o non credere alle buone intenzioni della Commissione Europea – su cui abbiamo davvero pochi dati. Più interessante è invece il dibattito economico, perché il ricorso o il mancato ricorso al MES si traduce in conseguenze che hanno a che fare con il futuro dei conti italiani.
E tu cosa ne pensi?

I vantaggi fiscali del Fondo Pensione

Continuiamo a parlare di tassazione: il Fondo Pensione.

Per incentivare le persone ad aderire al Fondo Pensione e quindi ad occuparsi e a preoccuparsi del loro futuro, lo Stato ha un unico mezzo: far pagare meno tasse. Per questo ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali che vogliono favorire questo tipo di investimento.

Per poter usufruire di questi benefici, occorre rispettare delle regole che sono state pensate per far si che le persone si sentano impegnate a progettare il loro futuro, in particolare:

– non è possibile riscattare il fondo pensione se non quando si hanno certi requisiti. Questo differenzia dunque il fondo pensione dagli altri investimenti che possono essere chiusi a richiesta.

– a scadenza non è possibile riscattare tutto il capitale, ma 50% in capitale e 50% in rendita, (È possibile chiedere il 100% in capitale se, convertendo il 70% della posizione individuale in rendita, si abbia una rendita annua di importo inferiore al 50% dell’assegno sociale)


Ma vediamo i vantaggi fiscali:
1/ deducibilita’ dei versamenti: quanto versato al FP è deducibile nel limite di 5.164 euro annui. Vale a dire che la somma versata viene dedotta dal reddito imponibile e quindi non tassata nell’anno del versamento. Il risparmio che ne deriva sarà in base all’aliquota marginale pagata dal cliente. Se verso 5.164 euro e pago il 37% di tasse, risparmierò 1.900 euro, se la mia aliquota è il 43, risparmierò 2.220 euro. È possibile usare i 5.164 euro per se stessi o per i famigliari a carico. Quando si apre un fondo pensione per un figlio è conveniente sia il genitore con l’aliquota più alta a farsene carico, per massimizzare il risparmio fiscale. Si sta discutendo di aumentare questa cifra che in effetti è piuttosto bassa.
2/ capital gain. Sul guadagno che realizza il fondo pensione si paga il 20% di aliquota invece del 26% come avviene per gli altri investimenti. Anche questa è una agevolazione, anche se più bassa che in passato. Quando questa aliquota fu alzata, portandola dal 11,50 al 20%, ci furono molte proteste in quanto questa decisione non andava nella direzione di incentivare i fondi pensione.
3/ assenza dell’imposta di bollo: sugli investimenti si paga ogni anno una imposta di bollo nella misura dello 0,20%. Questa imposta non si applica ai fondi pensione.
4/ tassazione agevolata nel momento del riscatto.Abbiamo visto che versando a fondo pensione non si pagano tasse fino a 5164 euro. Ma queste somme non saranno esenti per sempre. Nel momento del riscatto si pagherà una aliquota massima del 15% e minima del 9, in base a quanti anni si è mantenuto il fondo.Si applica un’aliquota massima del 15% che può scendere dello 0,30% all’anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo fino a un minimo del 9%.

Abbiamo visto che la metà del fondo pensione andrà trasformato in rendita, che tassazione si paga sulla rendita? Si mantiene la tassazione agevolata: è applicata una ritenuta a titolo d’imposta con aliquota massima del 15%, dopo i 15 anni ogni anno si sconta uno 0,30% fino ad arrivare al 6% di sconto massimo complessivo. Chi investe in un fondo pensione nel lungo periodo può quindi far scendere l’aliquota al momento dell’erogazione dal 15% fino al 9%.
Vediamo ora un riepilogo delle varie aliquote in base al motivo del riscatto:

  • Riscatto totale o del 50% della posizione accumulata per invalidità, disoccupazione: si apllica un’aliquota massima del 15% che può scendere dell0 0,30% all’anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo fino a un minimo del 9%.
  • Riscatto totale degli eredi o dei beneficiari in caso di morte del titolare del fondo: la tassazione prevede un’aliquota agevolata dal 9% al 15% ed è esente da imposta di successione.
  • Riscatto per perdita dei requisiti partecipativi: se un lavoratore cambia settore ed è iscritto a un fondo di categoria può lasciare il fondo. In questo caso l’aliquota è del 23%.
  • RITA (rendita integrativa temporanea anticipata) può aiutare un lavoratore a cui mancano tra i 5 e i 10 anni alla pensione e ha perso il lavoro. Il RITA prevede un riscatto totale o parziale sotto forma di rendita, fino al momento in cui si percepirà la pensione principale, tutto o solo parte del capitale accumulato nel fondo. La tassazione prevede un’aliquota agevolata dal 15 al 9%.

Tassazione delle anticipazioni

L’erogazione anticipata di una parte di quanto versato nel fondo può essere richiesta come anticipazione, le tasse si pagano su quanto erogato, al netto dei redditi già tassati, cambiano le aliquote e il momento in cui si possono chiedere, in base al motivo della anticipazione:

  • Spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni per sé stessi, coniuge e figli per fare fronte a terapie e interventi straordinari. La ritenuta a titolo d’imposta prevede un’aliquota massima del 15% che scende dello 0,30% per ogni anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo e fino a limite massimo del 9%.
  • Acquisto e ristrutturazione prima casa per sé e per i propri figli. Può essere chiesto dopo otto anni dall’iscrizione al fondo e alla somma si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%.
  • Liquidità senza particolari motivi, dopo otto anni di iscrizione. In questo caso si può chiedere un importo non superiore al 30% del patrimonio versato nel fondo e si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%. 

Ti lascio un riepilogo di quanto detto in questa tabella, chiamami per valutare insieme la tua situazione pensionistica, inizia a pensare al tuo futuro. 

Quanto pagherai se riceverai una eredità?


E “finalmente” parliamo di tasse! L’imposta di successione è una tassa che devono pagare le persone che ricevono in eredità un patrimonio.

La tassa, abolita nel 2001 è stata reintrodotta nel 2016, si parla da anni di una sua revisione, per aumentare le entrate fiscali, ma al momento sono solo stati presentati dei disegni di legge. 

La denuncia di successione deve essere presentata entro un 1 anno dal decesso all’Agenzia delle Entrate. Dal 2019 tutto avviene in via telematica, può essere presentata da un notaio, da un commercialista o dal Caaf, in base alla scelta fatta dagli eredi.  Una volta presentata la dichiarazione, sarà poi l’ Agenzia delle Entrate a calcolare la tassa di successione. Non si presenta la dichiarazione di successione per patrimoni minori di 100.000 se non sono presenti immobili e se gli eredi sono diretti. 

Ma come funzionano le tasse di successione nel nostro Paese? Beh dipende da chi è l’erede, ci sono eredi agevolati e altri meno: più la parentela è stretta meno tasse si pagano.

Le tasse di successione si basano su due elementi: l’aliquota e la franchigia, intanto che cosa sono?

L’aliquota è la percentuale che viene richiesta come tassa. Parte da un minimo del 4% per arrivare a 8%. Si calcola sul totale della eredità: denaro, immobili, altro, una volta tolta la franchigia. 

La franchigia è dunque la parte della eredità su cui non si pagano tasse, per ridurre il prelievo fiscale e agevolare alcuni eredi. 

Entrambi questi strumenti agevolano i parenti prossimi, vediamo come:

  • Eredi diretti: coniuge, figli e genitori in mancanza di figli, hanno una franchigia di 1.000.000 di euro a testa e sul restante pagano un’aliquota del 4%
  • Fratelli: franchigia di 100.000 euro e aliquota 6%
  • Parenti fino al 4’ grado: 6% e nessuna franchigia
  • Altri eredi: nessuna franchigia e aliquota 8%
  • Eredi disabili: franchigia 1.500.000 a prescindere dal grado di parentela

Le tasse si pagano sul totale della massa ereditata, si considerano il denaro e gli investimenti, gli immobili, i beni mobili registrati. 

Esistono però degli investimenti esenti (titoli di Stato, Pir) e altri strumenti che per loro natura non entrano in successione (polizze). Beni mobili, denaro e gioielli si aggiungono nella percentuale del 10% del valore complessivo netto dell’asse ereditario a meno che non si scelga di fare l’inventario e valutare così questi beni singolarmente. 

Immobili Come si calcola il valore degli Immobili?

In teoria per il calcolo delle imposte dovremo utilizzare i valori reali di mercato dei beni che cadono in successione, ma l’ Agenzia delle entrate ci dice che per non avere accertamenti fiscali si possono tranquillamente utilizzare i valori catastali, determinati come vedremo di seguito.Quindi punto di partenza sono i valori catastali che troviamo nelle visure catastali: la rendita catastale per le case, il reddito domenicale per i terreni. Per gli immobili la rendita catastale si rivaluta del 5%, e si moltiplica per un coefficiente che dipende dal tipo di immobile. Si determina così il valore imponibile.
Esempio, se la rendita catastale fosse 1000, prima si rivaluta del 5%, poi si moltiplica per 115,5 se si tratta di prima casa. Risultato 121.275. Se è seconda casa il moltiplicatore è 120.
Oltre all’imposta di successione bisogna versare anche l’imposta di trascrizione, detta anche ipotecaria, e l’imposta catastale.La prima nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili, la seconda nella misura dell’1% dello stesso valore. In entrambi i casi, per ognuna delle due imposte occorre corrispondere almeno una misura fissa di 200 euro, con eventuali ulteriori agevolazioni se si tratta di prima casa per uno degli eredi.

Le due imposte, ipotecaria e catastale, vanno pagate prima di presentare la dichiarazione di successione.

Italia paradiso fiscale

Le tasse di successione in Italia sono molto basse rispetto agli altri Paesi europei, per questo da anni si parla di un adeguamento, inteso come aliquote più alte e franchigie ridotte. Si parla anche da tempo della revisione dei valori di catasto, su cui vengono calcolate le tasse sugli immobili, vedremo se e quando succederà.

Per dare un’idea, su una eredità di un milione di euro a favore di un figlio le tasse in Italia sono 0, sarebbero 195.000 euro in Francia 75.000 euro in Germania. Ormai fuori dall’Unione Europea, sarebbero 250.000 euro in GB. 

Insieme alla patrimoniale questo è un ambito in cui c’è molto da recuperare per le casse dello Stato. Ove possibile si cerca quindi di sfruttare queste regole ancora vantaggiose per anticipare il passaggio del patrimonio, utilizzando ad esempio le donazioni. 

Se vuoi approfondire e valutare come poter sfruttare le attuali aliquote, contattami per un appuntamento.