Investimenti sostenibili

Oggi ti voglio parlare di un tema caldo in questo particolare momento storico.

Sempre più di frequente sentiamo parlare di sostenibilità, riguardo all’ambiente, alle aziende e agli investimenti. Cosa si intende per sostenibilità, quali sono gli investimenti sostenibili e perché dovresti inserirli nel tuo portafoglio?

Per essere ritenuti sostenibili, i prodotti finanziari devono investire in aziende che soddisfano i requisiti ESG.

Si tratta di una sigla:

E – environmental o ambiente
S – social o sociale
G – governance o l’insieme delle regole che disciplinano la gestione di un’impresa

Come puoi vedere nella foto (tratta da presentazione Pictet), gli elementi ESG sono tanti e tutti estremamente importanti, tuttavia, sempre più spesso sentiamo parlare di problematiche legate all’ambiente, un po’ meno dei contenuti social, quasi per nulla di governance.

Eppure la governance è altrettanto importante, in quanto un’azienda pur impegnata nel sociale e nel rispetto ambientale, se non lo è su quest’ultimo punto, difficilmente raggiungerà dei buoni risultati e renderà sostenibile la sua crescita.
 
Perché gli investimenti sostenibili vogliono comunque generare rendimento per gli investitori, non si tratta di una moda o di iniziative di marketing. La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente. Per fare ciò è necessario generare utili.

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Previsioni per il 2020!

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“La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile”. J.K. Galbraith

Mi capita ogni tanto di dire ai miei clienti che se in quasi 30 anni di attività fossi riuscita a prevedere i mercati avrei probabilmente smesso di lavorare e mi dedicherei allo shopping (cosa che del resto mi riesce molto bene anche qui, ma solo nei ritagli di tempo).

Solo per dire che le previsioni sono un’illusione, quale è quindi il lavoro del consulente?

Affiancare il cliente nelle scelte di investimento con il giusto profilo di rischio e orizzonte temporale,  aiutarlo a tenere il timone e quindi la rotta quando c’è tempesta. Aggiungo che il consulente ha un ruolo sociale nel promuovere educazione finanziaria.

Gestire il denaro non significa fare previsioni, ma studiare i mercati per cogliere rischi ed opportunità e questo è il lavoro dei gestori. La costruzione di un portafoglio di investimenti significa condividere con il cliente degli obiettivi di breve, medio e lungo termine e cercare gli strumenti adatti per raggiungerli e questo è il mio lavoro.

Invece troppo spesso sia i consulenti che i clienti hanno uno sguardo strabico: un occhio rivolto al passato per scegliere il fondo che è andato meglio negli ultimi mesi e un occhio rivolto al futuro per prevedere quello che succederà.

Sarebbe meglio invece guardare al presente: fare scelte consapevoli, diversificare, accumulare sull’azionario e affrontare i mercati con tranquillità.

Violenza e indipendenza economica

La violenza sulle donne spesso si incrocia con la mancanza di indipendenza economica. 

 All’interno della coppia la violenza economica è quella forma di violenza e controllo che va dal controllo delle spese, all’esclusione della compagna dalla gestione del patrimonio, dalla richiesta di lasciare il lavoro, al dilapidare il capitale di famiglia o all’indebitarsi all’insaputa della donna.

“Donne invisibili” nella società: una su due ha subito una forma di violenza economica, a questo si aggiunge la mancanza di un reddito autonomo e a volte nemmeno la possibilità di avere un proprio conto corrente perché quello familiare lo amministra il compagno o il marito. Il 17% delle donne che lavorano non hanno un conto in banca. Puoi leggere tutto l’articolo qui. 

Si tratta dell’innesco più subdolo per isolare una donna facendole perdere l’indipendenza. La violenza economica peggiora le condizioni di una donna: ed è proprio la mancanza di un reddito autonomo ad azzerare la libertà di scelta e di autodeterminazione, oltre che l’autostima.

 Da questo, per arrivare alla violenza fisica il passo è breve, e questo non succede solo nei ceti meno abbienti. 

 A questo proposito ricordo molto chiaramente una conversazione con un avvocato che segue le donne della “Bologna bene” che subiscono violenza. Mi ha raccontato che uniscono alle loro terribili esperienze la vergogna di subire violenze da uomini insospettabili e “rispettabili” e mai si rivolgerebbero ad un consultorio, avendo da perdere anche il buon nome della famiglia. 

 Se una donna subisce un compagno violento spesso è perché non è indipendente economicamente, perché ha rinunciato ad una professione, magari per crescere i figli. 

 Tutti abbiamo bisogno di occuparci del proprio denaro, noi donne un po’ di piu!

 

Le donne e la pianificazione finanziaria

Statisticamente le donne godono di una vita media più lunga. 

 Se uniamo a questo il fatto di aver lavorato in modo discontinuo, con pause per le maternità, con stacchi “necessari” per crescere i bambini o accudire i genitori anziani, si spiega come il livello retributivo sia così diverso e le pensioni estremamente più basse in media per le donne. 

 L’attività lavorativa di una donna in Italia, ha meno continuità rispetto a quella di un uomo, e anche ove la continuità ci fosse, le disparità di trattamento economico sono ancora importanti. Interrogarsi su quali obiettivi si vogliano raggiungere con il denaro, come farlo crescere, come si possa costruire una vecchiaia lunga, ma anche serena è una necessità. 

 Si fa sempre più ripida la strada per le donne madri che vogliono, o devono, mantenere il loro posto di lavoro. 

 Migliaia di lavoratrici, in Italia, si trovano a fare i conti con l’impossibilità di portare avanti il loro impiego per occuparsi dei figli, il che vuol dire non avere altra scelta se non quella di dimettersi, come puoi leggere anche in questo articolo. 

 I numeri. 

 Dal 2011 al 2017 – i dati sono dell’Ispettorato del lavoro – più di 165.000 donne hanno lasciato il posto di lavoro, principalmente per “incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole”, si legge nell’ultimo monitoraggio aggiornato al 2017, che, con 30.672 dimissioni e risoluzioni contrattuali di lavoratrici madri (pari al 77 per cento del totale) ha fatto registrare il numero più alto degli ultimi sette anni.

 Questi dati dovrebbero farci riflettere. Dovremmo diffondere maggiormente la cultura della pianificazione finanziaria tra le donne, per aiutarle a costruirsi gradualmente una vecchiaia serena. 

Segue …