Vinitaly 2019

Sono stata al Vinitaly quest’anno e ho assaggiato alcuni vini speciali! Mi ha colpito il numero elevatissimo di imprese che operano nel settore: tanti piccoli imprenditori che ci credono e vogliono distinguersi perché se i clienti non sono intenditori rischi che non capiscano quanto sia migliore il tuo vino rispetto agli altri.

In uno stand, mentre mi serviva un calice, una persona mi ha raccontato che il suo titolare collabora con l’Arena di Verona e il vino che ci ha servito viene offerto nel foyer del teatro alla fine del primo atto.

Il signore era un dipendente, nemmeno Somellier, ma mi ha raccontato una storia capace di affascinare, in tre minuti mi ha fatto sentire parte di uno spettacolo all’Arena. Lo storytelling applicato a qualunque brand fa la differenza.

È possibile anche in finanza raccontare una storia affascinante? Io credo di sì. Parlando di un metodo e non di prodotti.

Avversione alla perdita

 

perdita

Continuiamo il nostro discorso sulla finanza comportamentale parlando di avversione alle perdite. Sembra banale: le perdite ci danno fastidio, ma si tratta di ben più di questo.

L’avversione alla perdita significa che una perdita ad esempio del 2% produce in noi una sofferenza molto superiore a quanto ci produca piacere un guadagno del 2%. Continua a leggere “Avversione alla perdita”

La formazione che non ti aspetti

Ieri pomeriggio mi sono fatta un regalo: ho partecipato al Nobìlita 2019 “La formazione che non ti aspetti”, una giornata di conferenze organizzate a Fico da Fior di Risorse.

Per ragioni di lavoro ho potuto partecipare solo a due conferenze che per motivi diversi sono andate oltre le mie aspettative.

Sebastiano Zanolli è un manager e un formatore, si occupa di crescita personale in modo discreto e profondo. Non vuole motivare promettendo strade facili, ma ci consiglia di focalizzarci sul come e non solo sul perché del nostro lavoro.

Carlotta Silvestrini si occupa di rebranding, di dare alle imprese una seconda possibilità, ci ha parlato di asset intangibili, quelli che fanno la differenza perché non basta avere un buon prodotto, ma occorre condividere dei valori.

Una importante occasione di crescita professionale.

#FridaysForFuture

Domani mattina, venerdì 15 marzo,  mia figlia di 16 anni parteciperà alla manifestazione #FridaysForFuture,  ci saranno studenti di tutto il mondo che vorranno sensibilizzare i “grandi della terra” sui temi del cambiamento climatico al grido di “non rubateci il futuro”.

Una ragazzina di 16 anni in Svezia ha dato vita a tutto questo, iniziando da se stessa per non doversi rimproverare da grande di non aver fatto tutto il possibile.

E noi che li stiamo crescendo abbiamo fatto tutto il possibile? O si fa prima a dare la colpa agli altri, a dire tanto non cambia nulla e poi non facciamo neanche lo sforzo della raccolta differenziata?

Sono orgogliosa del fatto che mia figlia mi abbia chiesto di non andare a scuola domani.

E se qualche grande della terra vorrà smettere di pensare solo ai propri elettori e inizierà a pensare anche al futuro dell’umanità, gliene saremo per sempre grati!

Finanza Comportamentale

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La finanza comportamentale studia le decisioni di investimento delle persone dal punto di vista psicologico.
Il suo obiettivo, come si può dedurre già dal nome, è comprendere i comportamenti dei singoli investitori partendo dalla tesi che le persone non sono completamente razionali e i mercati non del tutto efficienti.
Benjamin Graham, padre del value investing, affermava il maggior problema nonché il peggior nemico di ogni investitore è sè stesso”. Non sarebbero dunque i mercati, ma l’irrazionalità a far si che si realizzino perdite sugli investimenti.
Perché abbiamo tutti una grande nemica: la paura! Di perdere il capitale, di averne bisogno all’improvviso, che il mondo finisca su una perdita in borsa. Questo è un esempio degli errori cognitivi della finanza comportamentale, delle emozioni che descrivevo come l’Inside out della finanza.
La paura è solo la prima dei tanti bias (pregiudizi) che ci ostacolano quando facciamo scelte in campo finanziario, non è l’unica colpevole: soprattutto gli uomini spesso soffrono di overconfidence, ovvero pensano di essere invincibili, di conoscere i mercati meglio di quanto conoscano la loro famiglia e scommettono sul titolo certo che non potrà che guadagnare perché lo hanno letto su Facebook o meglio lo ha consigliato l’amico che ha una “dritta” (una volta era il direttore di banca, ma adesso ha perso un po’ del suo appeal). È l’estremo opposto alla paura: non ho paura di niente, niente può fermarmi, se non lo schianto del portafoglio investimenti.

Questo articolo è tratto dalla mia Newsletter di febbraio, se vuoi ricevere la prossima iscriviti dal sito o inviami una mail con scritto “Newsletter” .