I vantaggi fiscali del Fondo Pensione

Continuiamo a parlare di tassazione: il Fondo Pensione.

Per incentivare le persone ad aderire al Fondo Pensione e quindi ad occuparsi e a preoccuparsi del loro futuro, lo Stato ha un unico mezzo: far pagare meno tasse. Per questo ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali che vogliono favorire questo tipo di investimento.

Per poter usufruire di questi benefici, occorre rispettare delle regole che sono state pensate per far si che le persone si sentano impegnate a progettare il loro futuro, in particolare:

– non è possibile riscattare il fondo pensione se non quando si hanno certi requisiti. Questo differenzia dunque il fondo pensione dagli altri investimenti che possono essere chiusi a richiesta.

– a scadenza non è possibile riscattare tutto il capitale, ma 50% in capitale e 50% in rendita, (È possibile chiedere il 100% in capitale se, convertendo il 70% della posizione individuale in rendita, si abbia una rendita annua di importo inferiore al 50% dell’assegno sociale)


Ma vediamo i vantaggi fiscali:
1/ deducibilita’ dei versamenti: quanto versato al FP è deducibile nel limite di 5.164 euro annui. Vale a dire che la somma versata viene dedotta dal reddito imponibile e quindi non tassata nell’anno del versamento. Il risparmio che ne deriva sarà in base all’aliquota marginale pagata dal cliente. Se verso 5.164 euro e pago il 37% di tasse, risparmierò 1.900 euro, se la mia aliquota è il 43, risparmierò 2.220 euro. È possibile usare i 5.164 euro per se stessi o per i famigliari a carico. Quando si apre un fondo pensione per un figlio è conveniente sia il genitore con l’aliquota più alta a farsene carico, per massimizzare il risparmio fiscale. Si sta discutendo di aumentare questa cifra che in effetti è piuttosto bassa.
2/ capital gain. Sul guadagno che realizza il fondo pensione si paga il 20% di aliquota invece del 26% come avviene per gli altri investimenti. Anche questa è una agevolazione, anche se più bassa che in passato. Quando questa aliquota fu alzata, portandola dal 11,50 al 20%, ci furono molte proteste in quanto questa decisione non andava nella direzione di incentivare i fondi pensione.
3/ assenza dell’imposta di bollo: sugli investimenti si paga ogni anno una imposta di bollo nella misura dello 0,20%. Questa imposta non si applica ai fondi pensione.
4/ tassazione agevolata nel momento del riscatto.Abbiamo visto che versando a fondo pensione non si pagano tasse fino a 5164 euro. Ma queste somme non saranno esenti per sempre. Nel momento del riscatto si pagherà una aliquota massima del 15% e minima del 9, in base a quanti anni si è mantenuto il fondo.Si applica un’aliquota massima del 15% che può scendere dello 0,30% all’anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo fino a un minimo del 9%.

Abbiamo visto che la metà del fondo pensione andrà trasformato in rendita, che tassazione si paga sulla rendita? Si mantiene la tassazione agevolata: è applicata una ritenuta a titolo d’imposta con aliquota massima del 15%, dopo i 15 anni ogni anno si sconta uno 0,30% fino ad arrivare al 6% di sconto massimo complessivo. Chi investe in un fondo pensione nel lungo periodo può quindi far scendere l’aliquota al momento dell’erogazione dal 15% fino al 9%.
Vediamo ora un riepilogo delle varie aliquote in base al motivo del riscatto:

  • Riscatto totale o del 50% della posizione accumulata per invalidità, disoccupazione: si apllica un’aliquota massima del 15% che può scendere dell0 0,30% all’anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo fino a un minimo del 9%.
  • Riscatto totale degli eredi o dei beneficiari in caso di morte del titolare del fondo: la tassazione prevede un’aliquota agevolata dal 9% al 15% ed è esente da imposta di successione.
  • Riscatto per perdita dei requisiti partecipativi: se un lavoratore cambia settore ed è iscritto a un fondo di categoria può lasciare il fondo. In questo caso l’aliquota è del 23%.
  • RITA (rendita integrativa temporanea anticipata) può aiutare un lavoratore a cui mancano tra i 5 e i 10 anni alla pensione e ha perso il lavoro. Il RITA prevede un riscatto totale o parziale sotto forma di rendita, fino al momento in cui si percepirà la pensione principale, tutto o solo parte del capitale accumulato nel fondo. La tassazione prevede un’aliquota agevolata dal 15 al 9%.

Tassazione delle anticipazioni

L’erogazione anticipata di una parte di quanto versato nel fondo può essere richiesta come anticipazione, le tasse si pagano su quanto erogato, al netto dei redditi già tassati, cambiano le aliquote e il momento in cui si possono chiedere, in base al motivo della anticipazione:

  • Spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni per sé stessi, coniuge e figli per fare fronte a terapie e interventi straordinari. La ritenuta a titolo d’imposta prevede un’aliquota massima del 15% che scende dello 0,30% per ogni anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo e fino a limite massimo del 9%.
  • Acquisto e ristrutturazione prima casa per sé e per i propri figli. Può essere chiesto dopo otto anni dall’iscrizione al fondo e alla somma si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%.
  • Liquidità senza particolari motivi, dopo otto anni di iscrizione. In questo caso si può chiedere un importo non superiore al 30% del patrimonio versato nel fondo e si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%. 

Ti lascio un riepilogo di quanto detto in questa tabella, chiamami per valutare insieme la tua situazione pensionistica, inizia a pensare al tuo futuro. 

Quanto pagherai se riceverai una eredità?


E “finalmente” parliamo di tasse! L’imposta di successione è una tassa che devono pagare le persone che ricevono in eredità un patrimonio.

La tassa, abolita nel 2001 è stata reintrodotta nel 2016, si parla da anni di una sua revisione, per aumentare le entrate fiscali, ma al momento sono solo stati presentati dei disegni di legge. 

La denuncia di successione deve essere presentata entro un 1 anno dal decesso all’Agenzia delle Entrate. Dal 2019 tutto avviene in via telematica, può essere presentata da un notaio, da un commercialista o dal Caaf, in base alla scelta fatta dagli eredi.  Una volta presentata la dichiarazione, sarà poi l’ Agenzia delle Entrate a calcolare la tassa di successione. Non si presenta la dichiarazione di successione per patrimoni minori di 100.000 se non sono presenti immobili e se gli eredi sono diretti. 

Ma come funzionano le tasse di successione nel nostro Paese? Beh dipende da chi è l’erede, ci sono eredi agevolati e altri meno: più la parentela è stretta meno tasse si pagano.

Le tasse di successione si basano su due elementi: l’aliquota e la franchigia, intanto che cosa sono?

L’aliquota è la percentuale che viene richiesta come tassa. Parte da un minimo del 4% per arrivare a 8%. Si calcola sul totale della eredità: denaro, immobili, altro, una volta tolta la franchigia. 

La franchigia è dunque la parte della eredità su cui non si pagano tasse, per ridurre il prelievo fiscale e agevolare alcuni eredi. 

Entrambi questi strumenti agevolano i parenti prossimi, vediamo come:

  • Eredi diretti: coniuge, figli e genitori in mancanza di figli, hanno una franchigia di 1.000.000 di euro a testa e sul restante pagano un’aliquota del 4%
  • Fratelli: franchigia di 100.000 euro e aliquota 6%
  • Parenti fino al 4’ grado: 6% e nessuna franchigia
  • Altri eredi: nessuna franchigia e aliquota 8%
  • Eredi disabili: franchigia 1.500.000 a prescindere dal grado di parentela

Le tasse si pagano sul totale della massa ereditata, si considerano il denaro e gli investimenti, gli immobili, i beni mobili registrati. 

Esistono però degli investimenti esenti (titoli di Stato, Pir) e altri strumenti che per loro natura non entrano in successione (polizze). Beni mobili, denaro e gioielli si aggiungono nella percentuale del 10% del valore complessivo netto dell’asse ereditario a meno che non si scelga di fare l’inventario e valutare così questi beni singolarmente. 

Immobili Come si calcola il valore degli Immobili?

In teoria per il calcolo delle imposte dovremo utilizzare i valori reali di mercato dei beni che cadono in successione, ma l’ Agenzia delle entrate ci dice che per non avere accertamenti fiscali si possono tranquillamente utilizzare i valori catastali, determinati come vedremo di seguito.Quindi punto di partenza sono i valori catastali che troviamo nelle visure catastali: la rendita catastale per le case, il reddito domenicale per i terreni. Per gli immobili la rendita catastale si rivaluta del 5%, e si moltiplica per un coefficiente che dipende dal tipo di immobile. Si determina così il valore imponibile.
Esempio, se la rendita catastale fosse 1000, prima si rivaluta del 5%, poi si moltiplica per 115,5 se si tratta di prima casa. Risultato 121.275. Se è seconda casa il moltiplicatore è 120.
Oltre all’imposta di successione bisogna versare anche l’imposta di trascrizione, detta anche ipotecaria, e l’imposta catastale.La prima nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili, la seconda nella misura dell’1% dello stesso valore. In entrambi i casi, per ognuna delle due imposte occorre corrispondere almeno una misura fissa di 200 euro, con eventuali ulteriori agevolazioni se si tratta di prima casa per uno degli eredi.

Le due imposte, ipotecaria e catastale, vanno pagate prima di presentare la dichiarazione di successione.

Italia paradiso fiscale

Le tasse di successione in Italia sono molto basse rispetto agli altri Paesi europei, per questo da anni si parla di un adeguamento, inteso come aliquote più alte e franchigie ridotte. Si parla anche da tempo della revisione dei valori di catasto, su cui vengono calcolate le tasse sugli immobili, vedremo se e quando succederà.

Per dare un’idea, su una eredità di un milione di euro a favore di un figlio le tasse in Italia sono 0, sarebbero 195.000 euro in Francia 75.000 euro in Germania. Ormai fuori dall’Unione Europea, sarebbero 250.000 euro in GB. 

Insieme alla patrimoniale questo è un ambito in cui c’è molto da recuperare per le casse dello Stato. Ove possibile si cerca quindi di sfruttare queste regole ancora vantaggiose per anticipare il passaggio del patrimonio, utilizzando ad esempio le donazioni. 

Se vuoi approfondire e valutare come poter sfruttare le attuali aliquote, contattami per un appuntamento.

Chi decide? La razionalità o le emozioni?

Se a Bologna ci fosse stata la facoltà di psicologia, probabilmente io oggi sarei una psicologa. A volte le cose vanno in modo diverso ed io mi sono laureata in Economia e Commercio, cosa tutt’altro che scontata ai tempi, stiamo parlando di 30 anni fa! 

Si spiega però il mio interesse per tutto quello che governa i nostri comportamenti, nella vita come in finanza. 

La finanza comportamentale studia come le scelte che facciamo quando investiamo siano dominate dai nostri impulsi. Molte delle decisioni che dovrebbero essere razionali in realtà non lo sono: paura, ancoraggi, attesa ci fanno spesso prendere decisioni dannose per i nostri investimenti. La finanza comportamentale quindi, studia le decisioni di investimento delle persone dal punto di vista psicologico. Il suo obiettivo,  è comprendere i comportamenti degli  investitori partendo dalla tesi chele persone non sono completamente razionali come vorrebbero alcune teorie economiche.Benjamin Graham, affermava il maggior problema nonché il peggior nemico di ogni investitore è sé stesso”. Non sarebbero dunque i mercati, ma l’irrazionalità a far si che si realizzino perdite sugli investimenti.

Iniziamo dando un’occhiata alla foto: Il grafico rappresenta l’andamento di un mercato di borsa, non importa quale, e il momento in cui gli investitori entrano o escono dal mercato stesso. 

Posso farvi una domanda: se desiderate una borsa o un costoso cellulare, cercate di acquistarlo in saldo o a prezzo intero? Sembra banale ma non lo è: in alcune situazioni un senso di esclusività ci fa preferire il prezzo pieno. 

Diciamo però che uno sconto potrebbe farci piacere, vediamo invece cosa succede in finanza: mediamente l’investitore compra sui massimi e vende sui minimi. In una prima fase, man mano che il mercato sale, sempre più persone investono spinte da eccitazione ed euforia. Arrivato il prezzo  al massimo, gli investitori saranno sempre più numerosi. Dopo la fase di picco il mercato scenderà e sarà sempre più difficile gestire emotivamente i cali, ad un certo punto, spinti dal panico si venderà sempre di più in maniera incontrollata.

Si capitalizza dunque una perdita e si incolpa il mercato azionario, il destino crudele, la sfortuna…I nervi saldi sono un requisito essenziale per l’investitore e naturalmente affidarsi ad un professionista aiuta! 

Il primo grande nemico dell’investitore è dunque la paura! Paura di perdere il capitale, di averne bisogno all’improvviso, che il mondo finisca su una perdita in borsa. 
Si tratta dell’emozione che impatta di più sulle scelte di investimento! Nei momenti negativi di mercato il panico ci assale guardando le perdite e spesso ci fa propendere per la vendita o comunque per modificare gli investimenti. Solo quando vendo la perdita diventa effettiva, se le scelte sono state fatte con razionalità, perché dimenticarlo? Il consulente può ricordarci in questi momenti che mantenere fede agli impegni presi di solito paga!

All’estremo opposto della paura troviamo un altro errore (bias) molto frequente in finanza: l’overconfidence, ovvero l’eccesso a fiducia in sé stessi e nelle proprie valutazioni.

Si potrebbe dire che il troppo (over) stroppia e fa perdere di vista all’investitore i limiti e i segnali negativi del mercato.

Il comportamento dell’investitore che da razionale diventa eccessivamente fiducioso, può portare a tre gravi problemi, l’investitore:

  • ascolta solo le notizie che confermano le sue decisioni, senza tenere in dovuta considerazione i segnali di allarme. 
  • tende a trascurare l’esperienza passata sia personale che di altri
  • non si preoccupa di diversificare abbastanza, concentra quindi i suoi investimenti su pochi titoli ritenuti vincenti

Soprattutto gli uomini spesso soffrono di overconfidence, ovvero pensano di essere invincibili, di conoscere i mercati meglio di quanto conoscano la loro famiglia e scommettono sul titolo certo che non potrà che guadagnare perché lo hanno letto su Facebook o meglio lo ha consigliato l’amico che ha una “dritta” (una volta era il direttore di banca, ma adesso ha perso un po’ del suo appeal). È l’estremo opposto alla paura: non ho paura di niente, niente può fermarmi, se non lo schianto del portafoglio investimenti. Parliamo infine di avversione alle perdite. Sembra banale: le perdite ci danno fastidio, ma si tratta di ben più di questo.

L’avversione alla perdita significa che una perdita ci fa soffrire molto di più rispetto a quanto ci fa gioire un uguale guadagno, ad esempio una perdita del del 2% produce in noi una sofferenza molto superiore a quanto ci produca piacere un guadagno del 2%.

in alcuni individui la percezione della perdita è due volte e mezzo più acuta rispetto a quella di un guadagno di pari entità.

Quindi un guadagno o una perdita della stessa entità vengono percepiti in maniera diversa: “se uscendo di casa perdessi un euro, per pareggiare questa perdita dovrei trovarne almeno tre rientrando. Se trovassi un solo euro non basterebbe a pareggiare il senso di perdita subita” 

Dobbiamo tenerne conto e cercare con il cliente di definire obiettivi e tempo necessario per raggiungerli, in modo da non soffrire troppo per le singole oscillazioni di mercato. Conoscere questi meccanismi ci aiuta a fare scelte consapevoli, ma se desideri approfondire non esitare a contattarmi.

Se vuoi ricevere in anteprima le mia newsletter clicca su https://danielaiachini.us16.list-manage.com/subscribe?u=ecdcdc66b46fe0933b9a3246e&id=6474697b6a

Facciamo un brindisi al nuovo anno!

In questi giorni hai avuto un po’ di tempo libero? Io personalmente ho lavorato a nuovi progetti che ti racconterò molto presto! Sono tipicamente i giorni dei buoni propositi: l’iscrizione in palestra e l’inizio della dieta sono di solito pianificate a fine anno, quando abbiamo ancora qualche giorno per “sgarrare” ma il buon proposito ci fa sentire migliori!


Sono anche i giorni delle previsioni: cosa succederà nel prossimo anno? E qui oroscopi e esperti la fanno da padroni. Quest’anno abbiamo un tema dominante: capire quando riusciremo a sconfiggere il Covid e i tempi per i vaccini è determinante per la nostra sicurezza personale e economica.
Nella mia attività ormai da mesi ricevo ogni giorno una decina di documenti che vogliono spiegarmi cosa succederà ai mercati. Sono un bell’esercizio di stile, ma pensiamo un attimo al 2020: siamo arrivati al 21 febbraio con mercati ai massimi, in solo un mese le borse hanno perso il 30% del loro valore, poi dal 24 marzo è iniziato il recupero. Se mi avessero chiesto un parere il 24 marzo, mai lo avrei immaginato nemmeno nelle più rosee previsioni. In quei giorni, importanti case di investimento consigliavano la massima prudenza, salvo ammettere qualche mese dopo di essersi semplicemente sbagliate. Nel frattempo però, chi fosse uscito dai mercati a marzo avrebbe avuto perdite importanti da recuperare.


Nella crisi occorre investire! Quante volte abbiamo sentito questa frase? Io ne sono fortemente convinta: chi ha resistito o anzi ha aumentato i suoi investimenti oggi ne gode. Durante il primo lockdown sono andata dal dentista, lui lavora anche a Londra in uno studio nella City. Mi raccontava che tutti is suoi pazienti stavano investendo a man bassa, comprando come durante gli sconti. Questo farebbe un investitore, ma è difficile passare questo atteggiamento a chi non lo ha nella sua cultura: siamo un popolo di risparmiatori, non di investitori e la differenza si sente.

Pensavo però che, a parte la poca stampa specializzata, nemmeno i mezzi di informazione ci parlano di questo, siamo concentrati da mesi sui dati del Covid ed è giusto, ma si potrebbe parlare anche di opportunità. C sono aziende che in questo momento prosperano, volete un esempio? I produttori di vino per il mercato della Grande Distribuzione. Come sanno benissimo gli imprenditori, se durante una crisi ci si chiude in se stessi con la paura di perdere quello che si ha, è molto probabile che una volta finita la crisi lo sia anche l’azienda. Se invece si investe, si rischia, si portano a casa anche dei bellissimi risultati.

Ti racconto in cosa ho investito io nel 2020 per la mia attività: un corso di formazione molto impegnativo per essere sempre più vicino ai miei clienti nella Pianificazione dei loro obiettivi. E’ la mia risposta all’ansia che mi ha preso, come tutti, in questo anno “indimenticabile”: trovare nuovi stimoli e nuovi progetti.
Tutto ciò per dire che i buoni propositi possono essere anche altri, non solo l’iscrizione in palestra, qualche esempio che attiene la finanza?

– pensare agli obiettivi che vuoi raggiungere, anche finanziari

– scaricare un App per controllare come spendi i tuoi soldi, ce ne sono di carine gratuite

– definire una quota di risparmio mensile- iniziare un piano di accumulo

– aprire un fondo pensione

non rimandare!


Il motto degli alcolisti anonimi recita “Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza”.Non possiamo cambiare i mercati e nemmeno prevederli, ma possiamo intervenire sul nostro atteggiamento di investitori!
Un caro augurio a te e alla tua famiglia, grazie di cuore per leggere la mia newsletter. Ti auguro di passare un sereno 2021 e di realizzare i tuoi obiettivi

Auguri di Natale

Durante il mese di dicembre nelle mie newsletter ti ho parlato di temi legati al dono:

  • doni nel mio calendario dell’avvento per te sono state le tre caratteristiche dell’investimento 
  • la donazione come strumento per passare il patrimonio mentre si è ancora in vita 
  • il dono del fondo pensione ai nostri figli

Pensando ai tuoi obiettivi di investimento che posto ha il dono? I motivi per cui si investe sono essenzialmente tre, ne parlavo in una newsletter tempo fa, te li riassumo  qui brevemente: 

  • Sicurezza: investiamo per un futuro tranquillo e per mantenere il nostro tenore di vita
  • Divertimento: investiamo per dei progetti come fare un viaggio intorno al mondo o comprare una casa per le vacanze 
  • Dono: investiamo per gli altri, i nostri figli, i nostri compagni, altre persone 

Quando si raggiunge una certa tranquillità, una volta soddisfatto il bisogno di sicurezza e di divertimento, si inizia a pensare al dono, pensiamo all’attività delle fondazioni di Bill Gates o a George Clooney che ha donato un milione di dollari ai suoi amici per goderne insieme a loro. Il dono infatti non deve essere per forza all’interno della famiglia, anche se molto spesso è così: figli, nipoti, compagni sono in cima ai pensieri di chi investe.
Pesando al dono non posso non pensare alle donne. Chi si è occupato degli acquisti di Natale in famiglia? Di solito la mamma, la moglie, la figlia.
Spesso sono le donne a pianificare il futuro della famiglia, anche se non gestiscono direttamente gli strumenti finanziari perchè ancora oggi per tradizione spesso sono gli uomini a farlo. Naturalmente non mancano gli esempi contrari, una delle mie più care clienti ha sempre gestito il patrimonio familiare da sola, il marito che purtroppo è venuto a mancare, sedeva insieme a noi quando andavo ad incontrarli a casa perché lei lo chiedeva, ma poverino, appena per una scusa qualunque poteva “fuggire” lo vedevi proprio contento, avrebbe parlato di tutto con me, ma non di investimenti! Però sono appunto eccezioni.

Ancora oggi molte donne non hanno un conto corrente, non sanno quanto guadagna il marito e spesso la dipendenza economica è l’anticamera di maltrattamenti e violenze. Vorrei dedicare questa newsletter alle donne, perché insieme possiamo trovare gli stimoli, il tempo, la voglia per occuparci del nostro patrimonio. Carissime donne delegate tutto, ma non la gestione del patrimonio che è la base per l’indipendenza. Se vuoi condividere questa newsletter con le donne della tua vita che ancora non la leggono avrai fatto un dono a me e forse anche a loro, potranno iscriversi se lo desiderano, inizieremo da gennaio un percorso di divulgazione finanziaria che avrà un occhio di riguardo per le donne.

Un caro augurio per un Natale sereno anche se più intimo del solito, il maggior tempo che avremo a disposizione mi auguro sia per tutti un’occasione di crescita.