E la tua famiglia di che modello e’?

E la tua famiglia di che modello è? 

Il nostro codice civile che regola le successioni è del 1942, il modello di famiglia che lo ha ispirato è quella tradizionale: coniugi, figli e famiglie di origine, spesso conviventi in un’unica casa. Passati 80 anni di sicuro il modello non è più l’unico, altri modelli di famiglia si sono aggiunti: la famiglia allargate, le coppie di fatto, quindi con leggi successive sono stati previsti dei correttivi.
La famiglia tradizionale
La logica del codice civile è quella di trasmettere i beni di famiglia agli eredi in modo che rimangano nella famiglia stessa. Per questo sono previsti gli eredi legittimi, cioè coloro che sono eredi per legge e gli eredi legittimari, coloro che hanno diritto alla legittima. I primi possono essere legati da rapporti di parentela molto labili, si arriva a definire erede un parente entro il sesto grado, quindi un lontano cugino che a volte non si conosce neppure, se mancano eredi più vicini potrebbe ereditare.C’è da dire che in questa situazione le persone sempre di più sono invogliate a fare un testamento, ma non mancano esempi anche celebri di personalità che non ci avevano pensato e tutto il loro patrimonio è passato appunto ai cugini più o meno lontani. Un caso fra tutti quello di Lucio Dalla, di sicuro morto improvvisamente e in giovane età, ma possibile che nessun consulente finanziario gli avesse consigliato di fare testamento? E’ molto frequente che i cugini più sono lontani e più sono tanti, quindi sarà difficile che vadano d’accordo nella divisione. D’altro canto proprio perchè è importante che i beni restino nella famiglia di origine, per lo stesso motivo non possiamo diseredare gli eredi diretti. Esistono infatti le quote di legittima che li proteggono. Se tuo figlio è la classica pecora nera pazienza! Una parte del tuo patrimonio dovrà comunque arrivare a lui. In altri Paesi dove i legami famigliari sono meno importanti rispetto all’autonomia decisionale del singolo non è così, i film americani sono pieni di figli diseredati!Noi possiamo limitare i danni usando la quota disponibile del patrimonio per abbassare l’eredità, ma non possiamo prescindere dal caro figliolo pecora nera!


La famiglia allargata
Quando una coppia si separa e inizia delle nuove relazioni si parla di famiglia allargata. Una mia cliente si trova in questa situazione: dal primo matrimonio ha avuto due figli, il suo nuovo compagno ha due figli dal primo matrimonio, insieme hanno un figlio nato da poco. La famiglia allargata è composta da 7 persone, i genitori e il piccolo vivono stabilmente insieme, i figli dei precedenti matrimoni si trovano a rotazione in casa in base agli accordi di separazione. Una famiglia bellissima e senza dubbio impegnativa. Anche trovare una casa non è stato facile. Si pongono naturalmente dei problemi ereditari che non erano stati previsti dal codice civile. Ogni coniuge ha degli obblighi verso i figli del primo matrimonio, entrambi ne hanno tra loro e verso il piccolo. Come regolare la successione in modo equo? Naturalmente dipende dal caso, non ci sono regole generali, il testamento in questi casi è indispensabile.Ti ricordo anche che il primo coniuge avrà diritto agli eventuali assegni divorzili e, se non è stata emessa la sentenza di divorzio, ma solo la separazione è comunque erede a tutti gli effetti.

La coppia di fatto

Le coppie di fatto sino a qualche anno fa erano quelle che convivevano senza avere contratto matrimonio: abitare insieme senza essere sposati realizzava una coppia di fatto.

Con la legge 20/05/2016  n. 76, nota come “Legge Cirinnà”, in Italia sono state introdotte due forme di unione tra persone diverse dal matrimonio.

Le unioni civili, relative alle persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto, relative alle coppie che, nonostante non si vogliano sposare, decidono di formalizzare la loro unione.

Dunque oggi le coppie di fatto sono costituite dalle persone che non si sono volute sposare, ma che non hanno neanche dichiarato la loro convivenza al comune di residenza.

Anche se la legge per le persone che vivano in una simile condizione non prevede niente, la giurisprudenza nel tempo ha elaborato alcuni strumenti di tutela nei confronti delle coppie di fatto, soprattutto nel caso di crisi o fine dell’unione.

La prima questione che si pone in tema di diritti delle coppie di fatto è quello sul diritto del partner di restare in casa anche dopo la fine della relazione.Se l’abitazione nella quale si è svolta la convivenza è di proprietà esclusiva di uno dei partner, al termine della relazione non si può subito mandare via di casa l’altro, che vanta un diritto di possesso che non gli può essere negato.Se la casa nella quale si è svolta la convivenza è in affitto, alla morte di uno, il convivente sopravvissuto ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza.In relazione al diritto al mantenimento dei figli, la legge non distingue tra figli nati durante il matrimonio, da relazione extraconiugale o di persone  conviventi.
I diritti che le coppie di fatto non possono vantare

Ai diritti delle coppie di fatto sopra elencati si contrappongono una serie di situazioni e circostanze che non si possono attribuire ai semplici conviventi. Le coppie di fatto non hanno diritto:

  • A non essere traditi, non sussiste l’obbligo alla reciproca fedeltà.
  • All’assegno di mantenimento successivo alla separazione, relativo in modo esclusivo alle coppie sposate, né agli alimenti, salvo che tra le parti non intercorra un  diverso accordo scritto.
  • All’eredità del convivente defunto, a meno che lo stesso non faccia testamento.
  • Anche in questo caso, non può spettare più della quota disponibile, non essendo il convivente un erede legittimario.
  • Alla pensione di reversibilità.
  • Alla possibilità di costituire un fondo patrimoniale, diretto in modo esclusivo alle coppie sposate. La legge consente di costituire un vincolo di destinazione o istituire un trust nel caso se si intendessero tutelare gli interessi di figli nati dall’unione.

L’approvazione della Legge Cirinnà (Legge n. 76/2016) ha portato alla regolamentazione delle convivenze di fattoe all’istituzione delleunioni civili per coppie omosessuali.


La convivenza di fatto
Ma cosa possono fare, nella pratica, le coppie di fatto per ufficializzare la loro unione? E quali sono i diritti che spettano ai conviventi che si registrano all’anagrafe del Comune di residenza?
E’ possibile formalizzare davanti alla legge una convivenza di fatto effettuando una dichiarazione all’anagrafe del Comune di residenza. I due conviventi dovranno dichiarare all’ufficio anagrafe di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casaCon la Legge Cirinnà ai conviventi di fatto viene riconosciuto:

  • il diritto reciproco di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali in caso di malattia, 
  • la possibilità di nominare il partner proprio rappresentante 
  • il diritto di continuare a vivere nella casa di residenza dopo l’eventuale decesso del convivente proprietario dell’immobile.

I contratti di convivenza, similmente entrati in vigore il 5 giugno 2016 grazie alla Legge Cirinnà, rappresentano un’ulteriore garanzia che permette alla coppia di “disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune”. Come per la registrazione all’anagrafe, i conviventi non sono obbligati a stipulare il contratto, ma il documento permette loro di stabilire delle regole che saranno ufficialmente riconosciute a loro tutela.Il contratto di convivenza può contenere indicazioni relative al luogo di residenza dei conviventi, alle loro modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, “in relazione alle sostanze di ciascuno”, e all’eventuale regime patrimoniale di comunione dei beni.Il regime di comunione dei beni è instaurato solo sotto specifica richiesta dei conviventi: diversamente, la coppia vive in separazione dei beni. Il regime patrimoniale scelto può in ogni caso essere cambiato dai conviventi in qualsiasi momento.


Unioni civili

Circa trent’anni dopo la prima proposta di introduzione in Italia delle unioni civili, le stesse sono state giuridicamente riconosciute nel 2016.

Nel nostro ordinamento l’unione civile tutela i diritti e stabilisce i doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso (L. 76/2016).

Ad eccezione dell’obbligo di fedeltà e della possibilità di adozione, l’unione civile è il riconoscimento formale più vicino al matrimonio.

La coppia omosessuale che si vorrà unire civilmente vedrà modificato il suo stato civile. In caso di morte di uno dei componenti la coppia, l’altro avrà gli stessi diritti del coniuge.
Situazione senz’altro molto variegata, da analizzare con molta attenzione caso per caso, per questo consiglio a tutti di fare una analisi patrimoniale e successoria, per analizzare tutte le possibili situazioni che si stanno vivendo e trovare la soluzione migliore. Contattami per una consulenza gratuita su questo e altri temi.

Il tempo degli investimenti

Il tempo è la vera risorsa scarsa dei nostri giorni! Quante volte hai pensato “farei questa cosa se avessi tempo?” Anche quando acquistiamo qualcosa stiamo usando il tempo, infatti il denaro che spendo è il tempo che ho usato per guadagnarlo, come diceva l’ex Presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, “Non compriamo con il denaro, ma con il tempo che abbiamo utilizzato per guadagnare quei soldi”.


Nei mercati finanziari il tempo è fondamentale, qualcuno li ha definiti una vera e propria macchina del tempo, in quanto spostano il denaro in avanti creando un rendimento. Il tempo dunque è necessario per poter essere investitori. Una delle prime domande che rivolgo ai miei clienti quando vogliamo decidere un nuovo investimento è “quanto tempo abbiamo?”
Legato al concetto di tempo abbiamo quello di pazienza, ma ne parleremo magari un’altra volta!
La domanda che spesso mi rivolgono le persone è “posso venderlo?”Diciamo che tutto (o quasi) si può vendere devo però considerare: – costi, cioè se un investimento ha delle commissioni di uscita- prezzo: a che prezzo vendo? E’ più alto o più basso del prezzo di acquisto – orizzonte temporale: anche nel caso dei fondi che possono essere venduti in ogni momento e senza penali d’uscita, devo considerare se è opportuno o meno, in base all’orizzonte temporale che ti è stato consigliato quando hai deciso l’investimento.
Vorrei ora condividere con te tre regole fondamentali legate al tempo che ti faranno fare scelte di investimento migliori! Sto aprendo con te la mia cassetta degli attrezzi perchè tu possa comprendere meglio quanto il tuo consulente ti dirà d’ora in avanti.

Orizzonte temporale

Ogni investimento ha un orizzonte temporale, cioè un tempo in cui è consigliato restare investiti. Non è vincolante, ma consigliato: il gestore del fondo ritiene che per dare il meglio in quel mercato e con un dato profilo di rischio sia giusto mantenere il fondo per un certo numero di anni.

Quando ti viene consigliato un investimento questo orizzonte temporale dovrebbero essere chiaro: può essere tre anni più spesso è cinque, a volte sette. Più un investimento ha un profilo di rischio elevato, maggiore è il tempo consigliato, perché si potrebbero attraversare momenti difficili per l’investimento e solo mantenendolo in portafoglio si possono superare.

Questa la teoria, in pratica appena il fondo perde o non rende abbastanza il cliente chiede di sostituirlo e il consulente che in fondo si sente in colpa per averlo consigliato cerca delle alternative: così si bruciano milioni di euro. 

Non è obbligatorio mantenere l’investimento, quasi tutti gli investimenti sono vendibili, ma sarebbe meglio non farlo, soprattutto nei momenti difficili del mercato. L’anno scorso in piena pandemia, il mercato azionario ha perso circa il 30% del suo valore in un mese, in quel momento che fare? Se non si è disposti a comprare, almeno non vendere! Come abbiamo visto abbiamo chiuso l’anno 2020 in guadagno sul mercato azionario.


Liquidità:

La liquiditàè tutto ciò che tengo nei conti correnti, conti deposito, strumenti a breve termine, diciamo per convenzione  tutto ciò che è libero al massimo entro l’anno.

Nella pianificazione finanziaria, se dividiamo il patrimonio in base agli obiettivi cui è dedicato la liquidità è la parte che serve a soddisfare i bisogni correnti (spesa, mutuo, vacanze…). Ognuno ha la sua percezione e spesso teniamo liquido molto più del necessario, a rendimento 0, pensando al “e se poi?” Ma la risposta al …e se poi…. non è la liquidità, è la riserva, un’altra parte del patrimonio che potrebbe essere impiegata in modo alternativo.In questo momento storico si stima che gli italiani abbiano nei conti correnti qualcosa come 17 miliardi di euro, una somma veramente esagerata, speriamo non sia occasione per una patrimoniale.


Liquidabilità

Laliquidabilità invece è una caratteristica dell’investimento, in quanto tempo e in che modo riesco ad avere la disponibilità del denaro investito?

  • Tempo: in quanto tempo e con quali costi? Ci sono penali o tunnel di uscita?
  • Quotazione: a quale prezzo?
  • Mercato: il titolo è quotato o la quotazione la fa l’emittente? (ad esempio le obbligazioni BCC) Il titolo se anche quotato è liquido? che mercato ha? Che possibilità ho, inserito un ordine di vendita che questo venga eseguito e a quale prezzo?

L’investimento non è sempre liquidabile alle condizioni che vorrei, si tratta di verificarlo prima di investire.

Come proteggere il patrimonio con il fondo pensione?

Il fondo pensione ha tanti vantaggi, il primo è senz’altro quello di aiutarci a risparmiare e pianificare il nostro futuro. Tuttavia ha un ruolo molto importante nella protezione del patrimonio. Perché nella vita possono succedere cose che non ci aspettiamo e dobbiamo tutelarci, vediamo come il fondo pensione potrà aiutarci.


Protezione ordinaria

Il fondo pensione, in virtù della sua finalità previdenziale, è uno strumento finanziario che offre un elevato grado di protezione patrimoniale, in tutte le fasi della vita contrattuale.Il fondo pensione è impignorabile e insequestrabile, a differenza di altri investimenti non potrà cioè essere attaccato da eventuali creditori. Si parla di intangibilità della posizione per descrivere questa situazione.
Nei Fondi pensione, il divieto assoluto di pignorabilità del capitale maturato riguarda esclusivamente la fase di accumulo, cioè, il tempo intercorrente tra l’apertura del fondo e il riscatto del beneficiario di tutta o parte del capitale (o rendita).

Diversamente, nelle fase di erogazione,  arrivato il momento in cui il beneficiario riscatterà il capitale (o rendita) per aver maturato l’età pensionistica (100%) o per spese sanitarie (fino al 75%), l’importo corrispondente all’accredito potrà essere pignorato nei limiti di 1/5 dell’importo complessivamente percepito (in ogni caso in misura non superiore alla misura massima dell’assegno sociale).

Al contrario, occorre precisare come non esista alcun limite di pignorabilità laddove il beneficiario, prima di maturare l’età pensionabile chieda, un anticipo fino al 75% per l’acquisto della prima casa o fino al 30% per ulteriori esigenze. Tali anticipazioni, infatti, dovranno considerarsi per Legge liberamente pignorabili. 

Ma cosa succede se il creditore pignora il capitale nel momento della fase di accumulo e, quindi, prima che il beneficiario abbia riscattato il capitale (o rendita)?

La Corte di Cassazione ha stabilito che il Giudice dell’esecuzione dovrà accogliere il pignoramento e obbligare l’istituto che gestisce il Fondo pensione a pagare al creditore pignorante 1/5 del capitale (o rendita) nel momento dell’effettivo riscatto da parte del beneficiario (Cass. Ord. 19708/2018)
Queste regole previste per legge, non riguardano in nessun caso i procedimenti penali dove l’istituto del sequestro preventivo resta applicabile anche al fondo pensione come confermato dalla recentissima pronuncia dalla Corte di Cassazione in materia (Sez. Penale numero 13660 del 6 Maggio 2020). Quindi a livello pratico l’impignorabilità potrebbe essere utile per quelle persone che, per la loro situazione lavorativa o personale, si potrebbero trovare fortemente esposti ad azioni civili a loro carico.


Protezione successoria


Le posizioni sono escluse dall’asse ereditario in quanto il diritto non si acquisisce da parte degli eredi per successione, ma iure proprio, così come lo avrebbe acquisito il defunto se fosse andato in pensione E’ prevista la possibilità di scegliere beneficiari diversi dagli eredi, ferma restando la possibilità di questi di agire in giudizio se viene lesa la legittimaIl montante che ricevono gli eredi non incide sulle franchigie previste per le donazioni in vita, al fine del calcolo delle imposteI fondo pensione sono considerati per legge un diritto sociale, come il TFR e le pensioni pubblicheAnche in caso di rinuncia all’eredità gli eredi riceveranno il fondo pensione grazie a queste sue caratteristiche.


Si comprende bene che, soprattutto per alcune categorie, ad esempio gli imprenditori, la funzione del fondo pensione va ben al di la della semplice deducibilità fiscale dei 5.164 euro all’anno, sul fondo pensione si versano cifre ben più importanti, con l‘obiettivo di proteggere il patrimonio dai creditori e lasciare comunque queste cifre agli eredi. E’ sufficiente infatti non riscattarlo, rimanendo investito andrà direttamente agli eredi prima o dopo, anche se costoro dovessero rinunciare all’eredità. Anni fa a questo proposito ho sentito una espressione che mi ha molto colpito: “latte e biscotti” per intendere che, se anche tutto andrà in rovina, un minimo di denaro potrà arrivare agli eredi, comunque, anche se dovessero essere costretti a rinunciare all’eredità per debiti.
Un’altra categoria che sempre più ha bisogno di tutelare il patrimonio è quella dei medici, preoccupati oltremodo dalle denunce dei pazienti e dei loro parenti.

Quindi il fondo pensione va ben al di la della pur necessaria integrazione della pensione pubblica, è un vero strumento do tutela patrimoniale e successoria che offre il vantaggio di essere anche molto semplice nella sua applicazione e molto meno costoso di altri.
Sono disponibile per qualunque chiarimento e per una consulenza su questo e altri temi.

Intervista a Claudia De Lillo (seconda parte)

INTERVISTA A CLAUDIA DE LILLO | SECONDA PARTE

Ed eccoci al secondo appuntamento con la mia rubrica “𝐅𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞, 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞” che oggi prosegue con la seconda parte dell’intervista a Claudia De Lillo.

Ricordo che Claudia è scrittrice, giornalista, presentatrice radiofonica, blogger, mamma di tre ragazzi tra i 18 e i 10 anni, nonché ideatrice dell’adorabile personaggio 𝐄𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐠𝐢𝐫𝐥.

Da quando tanti anni fa ho iniziato a leggere il suo Blog non sono più riuscita a fermarmi, e come me tantissime amiche. Claudia è un vero tesoro di persona e si è prestata a fare questa bella intervista, interessante e utile per tante donne che vogliono essere protagoniste nella vita come nella professione.

Con Claudia è nato due anni fa questo mio progetto rivolto alle donne, quando lei è venuta a Bologna per presentare nel mio ufficio il suo libro “Nina sente”.

Abbiamo parlato delle sue tante professioni e anche di #finanza, in quanto Claudia nasce come giornalista finanziaria e ha ambientato nel mondo della finanza i suoi ultimi romanzi.

Qua trovi la seconda parte dell’intervista. 👉🏻 ▶️ https://bit.ly/3rHoVKd

Se non ci sono figli? A chi l’eredità?

Qualche tempo fa una mia cliente sposata e senza figli mi ha chiesto di fare un investimento solo a nome suo, mentre tutto il patrimonio è cointestato con il marito. Mi ha spiegato che teme che i genitori del marito possano rivendicare qualcosa nel caso lui morisse. Il marito ha fatto testamento a favore della moglie, ma in effetti i genitori, in mancanza di figli, hanno diritto alla legittima. Le ho chiesto se non fossero in buoni rapporti, non è così, quello che la preoccupa è che gli altri figli possano fomentare i genitori ad impugnare il testamento. Se non ci sono figli tutte le regole della successione subiscono una trasformazione ed è proprio questo caso in cui è estremamente utile, direi necessario, ricorrere al testamento.


La successione senza testamento.
Le quote che spettano agli eredi quando non ci sono figli dipendono da come è composta la famiglia, si possono distinguere distinguere diversi casi, vediamo qui un riepilogo, in fondo alla mail saranno invece specificati i casi più frequenti.

Se una persona non ha fatto alcun testamento, alla sua morte si aprirà quella che tecnicamente viene definita la successione legittima, nel caso dei coniugi senza figli, l’eredità senza testamento:

  • – va interamente all’altro coniuge, se non ci sono altri parenti prossimi come i genitori o i fratelli e le sorelle
  • – va per 2/3 al coniuge e 1/3 ai genitori se presenti 
  • – va per 2/3 all’altroconiuge e per 1/3 ai fratelli e le sorelle, se presenti (quest’ultimi, si divideranno la predetta quota in parti uguali);
  • – va interamente ai fratelli e le sorelle, se non ci sono altri parenti prossimi.

Si può ben intuire come, alla morte di uno dei coniugi, i fratelli di questo potranno rivendicare i suoi diritti sull’eredità. 

Coniugi senza figli: il testamentoPer non incorrere in queste situazioni è sempre possibile e assolutamente necessario in questo caso, scrivere un testamento. Con il testamento pur dovendo tener conto della legittima, avrò la possibilità di correggere quanto previsto per legge, in mancanza di figli la legittima spetta al coniuge e ai genitori.  E’ possibile scrivere un testamento in cui si nomina erede universale il coniuge ma, come teme la mia cliente i genitori potrebbero impugnarlo per avere la loro legittima.  Queste di seguito le quote di legittima che andrebbero previste: 

  • Se ci sono i genitori 1/3 andrebbe loro riservato 
  • Se c’è solo il coniuge a lui la metà del patrimonio
  • Se ci sono coniuge e genitori metà al coniuge e 1/4 ai genitori
  • Quello che va oltre queste proporzioni può essere destinato con testamento ad altri, si tratta della quota disponibile

Detto questo, è possibile scrivere un testamento che non tenga conto di queste quote e lasciare ad esempio tutto al proprio coniuge anche se ci sono i genitori, il testamento è valido, però potrebbe essere impugnato. 

La casa coniugale 

Abbiamo visto che al coniuge superstite spetta inoltre anche il diritto di abitazione della casa familiare e dell’uso di tutti gli arredi in essa contenuti (art. 583 c.c.).  

Se il coniuge accetta l’eredità non ci sono problemi, se invece rinuncia? Cosa succede alla casa, non potendo fare un rinuncia parziale? 

Il diritto d’abitazione nella casa coniugale, viene acquisito dal coniuge superstite  in via automatica di diritto, in quanto espressamente previsto a suo favore dal codice civile; non si deve quindi considerare parte della successione legittima o testamentaria. Ne consegue che, anche se il coniuge rinunci all’eredità oppure sia escluso dalla stessa a fronte di disposizioni testamentarie che lo diseredano e decida di non opporsi, comunque manterrà il diritto di abitazione della casa familiare

Un’ultima precisazione: essendo il diritto d’abitazione equiparabile, a livello sostanziale, al diritto d’usufrutto, il coniuge superstite assumerà, in riferimento all’immobile sul quale acquista il diritto, tutti i diritti e gli obblighi anche fiscali ad esso connessi: in particolare in fase successoria potrà richiedere la agevolazione prima casa e sarà tenuto al pagamento degli oneri e delle imposte derivanti dal possesso dell’immobile (ad esempio, al coniuge spetterà il pagamento per intero dell’IMU).