La pensione pubblica


La pensione che tutti si aspettano è quella pubblica, pagata quasi sempre dall’Inps. Siamo cresciuti in un mondo in cui si lavorava in media 30/35 anni e poi si andava in pensione e sull’ultimo stipendio, o su una media degli stipendi degli ultimi anni, si calcolava la somma.

Poi le cose sono cambiate e un po’ alla volta siamo arrivati alle regole di oggi:

– si va in pensione a 67 anni

– la pensione dipende non dall’ultimo stipendio ma da quanto ho versato durante la vita lavorativa

Una rivoluzione! E allora scopriamo che 67 anni sono tanti e la cifra poca! I motivi che hanno portato a questa rivoluzione sono legati al calo delle nascite da un lato e all’aumento della vita media dall’altro. Se nascono meno bambini avremo meno persone che lavorano e che quindi versano i contributi che servono a pagare3 le pensioni a chi non lavora più, se la vita media è più lunga si dovrà pagare la pensione per più tempo. Il sistema non avrebbe retto, per questo è stato necessario intervenire con le riforme, poco popolari, ma purtroppo necessarie.

Mio padre è andato in pensione a 60 anni con una pensione che era la media del suo stipendio degli ultimi 5 anni. E si lamentava perché suo cognato di anni ne aveva 55 ed era andato con l’ultimo stipendio. Erano bei tempi! Oggi dicevo si va in pensione a 67 anni, ma con il tempo l’età della pensione si allungherà ancor di più, ad esempio chi è nato nel 1982 andrà in pensione a 72 anni, infatti man mano che aumenta l’aspettativa di vita aumenterà anche l’età della pensione. E con il sistema contributivo i contributi versati determinano la somma che percepiremo da pensionati.

Cos’è il gap previdenziale
Per Gap previdenziale si intende la differenza tra la prima rata della pensione e l’ultimo stipendio da lavoratore; maggiore sarà il gap e tanto minore sarà il tenore di vita da pensionati rispetto a quello tenuto durante la fase attiva lavorativa.

Facciamo un esempio, da cui ho ricavato il grafico: avvocato donna di 50 anni, 25 anni di lavoro, reddito lordo annuo 75.000 euro, rispetto all’ultima retribuzione mensile lorda di euro 6.300, la pensione sarà di euro 3.600, la differenza di euro 2.700 è il gap previdenziale.

Sul sito dell’Inps o delle Casse di appartenenza è possibile trovare una stima della pensione pubblica. Si tratta appunto di una stima perché i contributi versati oggi potrebbero non essere uguali quelli che verseremo in futuro, si deve tenere conto della progressione della carriera, il teoria si ipotizza un aumento dello stipendio, purtroppo non è detto che ci sia veramente. Inoltre le cifre si rivalutano in base alla crescita del PIL del Paese e anche questo potrà essere solo stimato. Tuttavia è un buon punto di partenza. Una volta individuato il gap possiamo pensare a come colmarlo e lo strumento più adatto per farlo è il fondo pensione.

Cosa fare per mantenere lo stesso tenore di vita

A cosa può servire un fondo pensione?

– ad aver ogni mese una somma per integrare la pensione pubblica

– ad avere una somma disponibile nel momento in cui si andrà in pensione

– per poter andare in pensione prima con il meccanismo chiamato Rita

Si calcola che una volta in pensione le necessità siano minori e quindi che l’80% dello stipendio precedente sia sufficiente per mantenere lo stesso tenore di vita. Tuttavia cambiano le esigenze e tipicamente aumentano le spese sanitarie, man mano che gli anni passano si potrebbe aver bisogno di un aiuto domestico o di un ricovero in una struttura. A quel punto la pensione basterà?

Se ci sono altri redditi, tipicamente gli affitti, il gap previdenziale si ridurrà di conseguenza. Parlando con i miei clienti che oggi sono in pensione, uno dei timori più diffusi è di non essere di “peso” economicamente ai figli e che il denaro non sia sufficiente per vivere i loro ultimi e speriamo molti anni.

Invece le persone più giovani, che oggi lavorano, non hanno la stessa percezione, perché non hanno ancora toccato con mano cosa significa andare in pensione con una somma che magari sarà la metà dei loro guadagni precedenti. Faccio spesso un paragone con la sanità pubblica. I mie genitori alla mia età , quando avevano bisogno di visite mediche, andavano dal dottore e poi alla mutua ed era fatta. I tempi di attesa erano accettabili e la prestazione era gratuita. Poi nel tempo il sistema non ha più retto, sono stati introdotti i ticket e a volte ci si trova a dover aspettare troppo tempo per avere la prenotazione. A questo punto chi ha un reddito che lo permette o ha una polizza sanitaria, si rivolge al settore privato. Se avessero detto 50 anni fa ai miei genitori che sarebbe andata così non ci avrebbero creduto. Così come molti di noi non percepiscono la necessità di risparmiare oggi per integrare la pensione domani.

Vedremo nelle prossime newsletter dedicate a questo tema quali sono i vantaggi e le regole del fondo pensione, intanto fai una ricerca sul sito dell’INPS o della tua Cassa di previdenza per calcolare il tuo gap previdenziale e contattami per una consulenza gratuita.

La pensione è davvero un miraggio?

A cosa ti serve un fondo pensione?
Qualche mese fa sui social è apparsa una applicazione che ti permetteva di vedere come saresti stato da anziano: il viso pieno di rughe, i capelli bianchi, le mani macchiate. Possiamo fare una proiezione di come saremo anche guardando i nostri genitori o i nostri nonni, non sempre la cosa ci piace, soprattutto se oltre all’aspetto fisico ci rendiamo conto che con gli anni cambia anche il nostro carattere. 
Quello che invece non riusciamo a fare di solito è immaginare come saremo dal punto di vista del patrimonio. Come sarà la mia vita quando andrò in pensione? Potrò permettermi delle belle vacanze o le cure migliori?
Il fondo pensione è un sistema che ti permette di integrare la pensione pubblica. Molto semplicemente risparmi  oggi perchè un domani tu possa avere una somma  su cui poter contare nel momento in cui andrai in pensione. 
Vedremo nelle prossime newsletter dedicate a questo argomento i benefici fiscali e  le regole, ora vorrei fare una panoramica. 
La struttura previdenziale in Italia è basata su un principio mutualistico: le persone che oggi lavorano versano dei contributi che l’Inps utilizza per pagare le pensioni a chi ha terminato la sua attività lavorativa. Finché erano tanti gli occupati in rapporto ai pensionati, il sistema si “reggeva” senza problemi. Nel 1960 ogni 10 lavoratori c’erano 3 pensionati, nel 2010 ogni 10 lavoratori c’erano 7 pensionati, nel 2020 ogni 10 lavoratori ci sono 10 pensionati.
Le cause sono essenzialmente due: 
– calo delle nascite
– aumento della vita media 
Per questo motivo negli anni sono state emanate delle leggi che hanno cambiato la struttura del sistema pensionistico. Si è passati dal sistema retributivo (la tua pensione è una percentuale del tuo ultimo stipendio) al sistema contributivo (la tua pensione è calcolata in base ai contributi che hai versato mentre lavoravi) e si è allungata l’età in cui si va in pensione. 
Quindi pensioni più basse in età più avanzata! 

Perché sottoscriverlo?
Perchè dovresti sottoscrivere un fondo pensione o più precisamente aderire ad una forma di previdenza complementare? Per mantenere il tuo tenore di vita quando la pensione pubblica non sarà più sufficiente.
Se sei tra i “fortunati” che hanno ricevuto qualche anno fa la busta arancione dell’INPS, sai che la differenza che c’è tra il tuo stipendio attuale e la pensione che riceverai è molto elevata, diciamo che in media siamo tra il -30 e il – 40%.
Potrai sopravvivere con una somma mensile inferiore del 30% a quanto hai oggi? E soprattutto come?
Per questo non è mai troppo presto per iniziare a pensarci, per te, ma anche per i tuoi figli. Anche se i figli sono minorenni, è possibile iniziare i versamenti, la deduzione fiscale spetterà al genitore che se ne fa carico. Io ho aperto il fondo pensione alle mie figlie, stiamo versando 100 euro al mese. Il beneficio è di iniziare ad accantonare il prima possibile, anche piccole somme che su tanti anni creeranno un capitale importante alla scadenza. Per fare un esempio, versando 100 euro al mese per 40 anni, ottengo un capitale di circa 150.000euro. Se iniziassi lo stesso percorso a 40 anni di vita, mancherebbero 30 anni alla pensione egli stessi 100 euro produrrebbero un capitale di “soli” 80.000 euro. Se vuoi provare a fare dei calcoli, ti lascio questo link, è in inglese e investe in dollari, ma la sostanza non cambia: https://www.calculator.net/interest-calculator.htmlSe è vero che la vita media è oggi di 83 anni e che aumenterà sempre più grazie ai progressi della medicina e al più elevato tenore di vita, avremo una vecchiaia più lunga delle generazioni precedenti, sarebbe bello che fosse anche serena!

Come si fa materialmente? 
Ecco i cinque elementi da valutare prima della scelta:
1/ verifica della tua posizione pensionistica, sul sito dell’Inps o della cassa previdenziale di appartenenza (Cassa avvocati, Enpam, Enpaia, ecc…)
2/ analisi della tua situazione fiscale, in collaborazione con il tuo commercialista, per valutare il risparmio fiscale che avrai grazie al fondo pensione
3/ analisi di eventuali esigenze familiari, successorie o di tutela del patrimonio 
4/ analisi della tua situazione patrimoniale, in particolare quanto destinare alla previdenza ogni mese o ogni anno? 
5/ scelta del fondo pensione in base al tempo che manca alla pensione

Una volta fatte queste valutazioni si tratta di sottoscrivere un contratto e di far arrivare la somma che si è deciso sul fondo direttamente dal tuo conto corrente, con un Rid, val a dire un addebito automatico che dal tuo conto va al fondo di solito una volta al mese. 
Se sei un professionista o  imprenditore, può essere conveniente fare i versamenti una volta l’anno, entro fine novembre, una volta che il commercialista ti avrà chiarito la posizione fiscale dell’anno, vedremo in seguito il perché. 

Quindi non fermarti alla valutazione dei rendimenti del fondo e dei benefici fiscali, sono molto importanti, ma non sono tutto. Chiedi una consulenza più approfondita, ne va del tuo futuro!

Chiamami per una consulenza.

Novità sul fondo pensione

Siccome si fa fatica a convincere gli italiani ad aderire ai Fondi Pensione, con gli ultimi provvedimenti legislativi si è cercato di renderlo meno impopolare. Siccome non ci stancheremo mai di ripeterlo: ne avremo bisogno perché la pensione pubblica non sarà sufficiente per mantenere il nostro tenore di vita, si sta cercando in tutti i modi di “migliorare” l’appeal della previdenza.

Le ultime novità sono le seguenti:

  • possibile riscattare il fondo pensione se si perde il lavoro o si chiude la partita iva
  • possibile conferire il TFR solo parzialmente
  • possibile usarlo per avere degli anticipi allo scopo di andare in pensione prima (invece del prestito bancario) APE volontaria.

Sono novità di rilievo, parliamone.

Welfare Aziendale /1

 

welfare_territoriale

 

Per welfare aziendale si intende un insieme di benefit e prestazioni, diffuso soprattutto nelle multinazionali, finalizzato a superare la componente meramente monetaria della retribuzione al fine di sostenere il reddito dei dipendenti e migliorarne la vita privata e lavorativa.

Sembra che riguardi solo le grandi multinazionali, impegnate da tempo a migliorare il benessere dei dipendenti, in realtà riguarda tutte le imprese.

Stamattina ho presentato un report sul welfare ad una impresa con 26 dipendenti che,  grazie ad uno studio di consulenza illuminato che  non si limita a fare le buste paga, sta valutando i benefici che derivano dal welfare.

L’attivazione di questi servizi permette di avere  vantaggi fiscali sia per gli imprenditori che per i lavoratori, facciamo un esempio: a fronte di un premio di 2,500 euro in busta paga, l’azienda paga 3.250, al dipendente arrivano circa 1.600. Ben 1.650 euro, più di quanto incassa il dipendente, si disperde in tasse (l’azienda paga il 30% di Inps e il dipendente il 9,19% di Inps più l’aliquota Irpef), con il welfare aziendale l’azienda risparmia e il dipendente può usufruire di beni e servizi per una somma superiore a quanto riceverebbe in denaro.

Oltre a ciò, molto interessante l’analisi che riguarda:

  • il TFR
  • gli incentivi ad personam

Il welfare è una materia molto complessa, a noi il compito di colloquiare con  imprenditori, commercialisti e consulenti del lavoro per sfruttare le opportunità previste dalla legge, ottenendo anche vantaggi intangibili quali il miglioramento del clima aziendale e la fidelizzazione dei dipendenti.  Se vuoi saperne di più contattami.