I tuoi investimenti sono sostenibili?

Nel mondo c’è un grandissimo interesse per i temi ambientali.

Il Recovery Fund o meglio Next Generation Eu dovrebbe investire nella tutela ambientale, riscaldamento climatico e temi legati alla sostenibilità. Le politiche economiche dell’Unione Europea, hanno stabilito che la distribuzione delle risorse sarà vincolata a piani di politica economica che contribuiscano a “transizione ambientale, a resilienza e sostenibilità ambientale, a transizione digitale, innovazione e sostenibilità”.

Biden come uno dei primi atti dopo il suo insediamento ha firmato l’accordo per far rientrare gli Stati Uniti negli Accordi di Parigi: il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima nel dicembre 2015.

Ma cosa si intende per sostenibilità? Si intende la capacità delle aziende di tutelare l’ambiente, di occuparsi del sociale e di avere una guida coerente con questi obiettivi. In poche parole le aziende sostenibili devono avere i requisiti ESG, si tratta di una sigla che significa:

  • E – environmental o ambiente
  • S – social o sociale
  • G – governance o l’insieme delle regole che disciplinano la gestione di un’impresa

Come puoi vedere nella foto (tratta da presentazione Pictet), gli elementi ESG sono tanti e tutti estremamente importanti, tuttavia, se sempre più spesso sentiamo parlare di problematiche legate all’ambiente, si parla un po’ meno dei contenuti social, quasi per nulla di governance.

Eppure la governance è altrettanto importante, in quanto un’azienda pur impegnata nel sociale e nel rispetto ambientale, se non lo è su quest’ultimo punto, difficilmente raggiungerà dei buoni risultati e renderà sostenibile la sua crescita e di conseguenza gli utili per l’azienda stessa e per chi investe.

Le imprese che definiamo sostenibili scegliendo di sposare i valori ESG sono in genere meglio gestite e più orientate al futuro, sono meglio attrezzate per superare le crisi e raggiungono risultati migliori delle concorrenti. (Finanza sostenibile per economia reale sostenibile da “Forum per la finanza sostenibile” – F. Bicciato)Tanto che il 78% delle imprese “investment grade” fallite non erano in linea con i criteri ESG. (Dati aprile 2019 fonte ECPI). www.ecpigroup.com. Puoi approfondire l’argomento qui.

  • Ambiente: Un’azienda che si definisce sostenibile inquina il meno possibile e fa ricerca per migliorare i suoi standard. Possiamo ritenere ESG anche un’azienda che opera in settori tradizionali, legati ad esempio all’energia, purché stia migliorando le sue pratiche.
  • Social: Un’azienda ESG si occupa e preoccupa dei suoi dipendenti, di un ambiente di lavoro sano, delle condizioni di lavoro, della privacy e di tutto ciò che tutela le persone che vi lavorano.
  • Governance: Un’azienda ESG è etica, è trasparente, è inclusiva.

Come in uno sgabello questi tre valori devono essere presenti contemporaneamente: se taglio una delle tre gambe lo sgabello cadeA chi ritiene che la sostenibilità sia una moda e stia generando una bolla finanziaria Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, risponde affermando che non è corretto parlare di bolla speculativa per tre motivi:

– il settore di sta già dotando di strumenti per favorire la trasparenza

– il mercato chiede agli investimenti ESG un contributo sostanziale alla soluzione delle sfide ambientali e sociali

– la solidità delle aziende, che anche in periodo Covid hanno risentito meno delle altre delle conseguenze della pandemia

Cosa possiamo fare singolarmente per favorire questo processo? Investire in strumenti finanziari sostenibili, che a loro volta investono in aziende ESG. Questo non è solo un atto necessario per orientare il mondo e le sue scelte, è anche un modo per ottenere migliori ritorni sugli investimenti. Perché gli investimenti sostenibili vogliono comunque generare rendimento per gli investitori, non si tratta di una moda o di iniziative di marketing. La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente. Per fare ciò è necessario generare utili.

I fondi di investimento hanno quindi la possibilità e sempre più l’interesse ad essere sostenibili, una revisione del portafoglio investimenti in questa ottica è opportuno e necessario, visto che il trend è ormai avviato e il denaro si sta spostando in quella direzione. Io da tempo sto inserendo nei portafogli i cosiddetti fondi tematici, fondi cioè che investono in temi di investimento che sentiamo vicini e che sono sostenibili, qualche esempio?

  • clima
  • acqua
  • cibo e agricoltura sostenibili

Ma ormai sempre più anche i fondi non tematici si stanno certificando per la sostenibilità.
Chiamami per una consulenza e se sei attento a questi temi potrai dare il tuo contributo anche con i tuoi investimenti.

Il super bonus 110%

Ricevo dalla mia commercialista e condivido i contenuti, purtroppo non desidera essere citata, lei sa che la ringrazio sempre per tutto il sostegno di cui ho spesso bisogno. 

Spero possa esservi utile e se desiderate qualche chiarimento, non esitate a contattarmi, chiederò all’autrice! 

IL 110%: UN TRAGUARDO DA RAGGIUNGERE DOPO UN DIFFICILE, MA NON IMPOSSIBILE, SLALOM

Se ne sente parlare da mesi e l’occasione di ricevere 110 euro di detrazioni fiscali, ogni 100 euro spesi per migliorare i propri immobili, è appetibile come non mai.

Tuttavia il percorso per ottenere tale risultato è particolarmente complesso: requisiti preliminari e post intervento, massimali di spesa per categoria di lavori, complessi chiarimenti, interpretazioni pubblicate quotidianamente, a volte inaspettatamente favorevoli…

In sintesi, quella che sarebbe la conclusione della breve sintesi che segue, diventa la premessa: è necessario affidarsi fin dal primo esame di fattibilità, a professionisti seri ed esperti.

Che cos’è

Il Superbonus è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio D.L. 19/05/2020, n. 34 che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Sono poi previsti ulteriori sei mesi di tempo (31 dicembre 2022) per le spese sostenute per lavori condominiali o realizzati sulle parti comuni di edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche se, al 30 giugno 2022, è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento complessivo.

Il Superbonus amplia la platea delle detrazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli per la riduzione del rischio sismico (c.d.Sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (cd.Ecobonus).

Tra le tante novità introdotte, è prevista la possibilità di 

  • optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi  
  • per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. 

Tali opzioni diventano scelte obbligate qualora l’importo dell’Irpef a debito annuale non consenta di recuperare la detrazione che, in questi casi, si perderebbe.

A chi interessa

Il Superbonus si applica agli interventi effettuati da:

  • condomìni
  • persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, che possiedono o detengono l’immobile oggetto dell’intervento
  • persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, proprietari (o comproprietari con altre persone fisiche) di edifici costituiti da 2 a 4 unità immobiliari distintamente accatastate
  • Istituti autonomi case popolari (Iacp) comunque denominati o altri enti che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”. Per tali soggetti, l’agevolazione riguarda le spese sostenute entro il 30 giugno 2023, se alla data del 31 dicembre 2022, siano stati effettuati lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo
  • cooperative di abitazione a proprietà indivisa
  • Onlus, associazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale
  • associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.

I soggetti Ires rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati sulle parti comuni in edifici condominiali.

Quali sono gli interventi?

Interventi principali o trainanti

Il Superbonus spetta in caso di:

  • interventi di isolamento termico sugli involucri (c.d. cappotto termico)
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti
  • interventi antisismici: la detrazione già prevista dal Sismabonus è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

Interventi aggiuntivi o trainati

Oltre agli interventi trainanti sopra elencati, rientrano nel Superbonus anche le spese per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico. Si tratta di:

  • interventi di efficientamento energetico
  • installazione di impianti solari fotovoltaici
  • infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici
  • interventi di eliminazione delle barriere architettoniche (16-bis, lettera e del TUIR).

Quali vantaggi

La detrazione è riconosciuta nella misura del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo e, per le spese sostenute nel 2022, in 4 quote annuali di pari importo, entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi.

In alternativa alla fruizione diretta della detrazione, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

Per saperne di più

https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/energia/superbonus-110

E se non ho eredi?

Difficile non avere eredi, piuttosto diciamo “e se non ho eredi che mi interessano”?
Il lontano cugino che non so nemmeno chi sia è considerato erede per legge, ma mi interessa che abbia il mio patrimonio? O preferisco piuttosto lasciare la mia eredità ad un amico o alla associazione di volontariato a cui mi sono dedicato in vita? Oppure mio fratello con cui discuto da sempre, è giusto che erediti i miei beni?


Le legge ci dice che se la persona muore il suo patrimonio deve essere passato ad altri, secondo il principio che un patrimonio deve sempre avere un proprietario, per evitare che i “beni non abbiano padrone” sono stabilite delle regole per il passaggio.

Sono individuati degli eredi legittimi che in base al grado di parentela avranno l’eredità.

Prima di tutto il coniuge, i figli o in assenza dei figli i genitori e questi sono anche eredi legittimari, cioè hanno diritto alla legittima, se non ci sono questi eredi si cercano gli altri secondo gradi di parentela sempre più lontani.

Se anche entro il sesto grado non si trova nessuno, l’eredità andrà allo Stato.

Come si calcola il grado di parentela? Si parte dal defunto, se non ha eredi diretti (figli, coniuge e genitori) si vede se ha fratelli, in mancanza di fratelli si arriva al nonno e dunque agli zii e ai cugini, via via sempre più lontani. Trovato qualcuno, si stabilisce il legame comune e si contano quanti passaggi ci sono.

Ad esempio tra me e mio cugino, lo stipite comune è il nonno, i passaggi sono: io, mio padre, il nonno, lo zio, il cugino. Si tratta di cinque persone, ma per convenzione si toglie lo stipite e dunque saremo parenti di quarto grado.

Se non ci sono cugini, si passerà al bisnonno, ai suoi figli e nipoti, ad esempio: io, mio padre, mio nonno, mio bisnonno, mio prozio, suo figlio, suo figlio, si tratta di 7 passaggi, tolto lo stipite che è il bisnonno, abbiamo il sesto grado di parentela, l’ultimo che la legge considera per l’eredità.

Vedi bene che si tratta di persone che potrei nemmeno conoscere, per questo è necessario fare testamento. Lo Stato, come erede di ultima istanza, eredita per evitare che ci siano patrimoni non attributi a nessuno, si parla di eredità vacante quanto non ci sono eredi entro il senso grado o tutti abbiano rinunciato all’eredità. Lo Stato non può rinunciare, non ne avrebbe nemmeno motivo, visto che non si accolla i debiti del defunto, a differenza di ogni altro erede. La ricerca di questi parenti lontani può essere molto difficoltosa, possono occuparsene gli avvocati o apposite associazioni che puoi trovare anche on line.

Con il testamento se non ci sono eredi diretti: coniuge, figli o in mancanza i genitori, posso fare quello che voglio. Non ho obblighi verso nessuno, nemmeno verso i fratelli.

Spesso le persone mi chiedono se sono obbligate a lasciare qualcosa ai fratelli: NO. I fratelli non hanno diritto alla legittima. Posso destinare miei beni ad uno o più amici, oppure ad una OnLus che rispecchia i miei valori o che mi ha aiutato in vita. Nel sito delle associazioni ci sono tutte le indicazione per come fare testamento a loro favore, una parte importante del loro sostentamento viene proprio da qui. Posso anche indicarne più di una, magari senza esagerare, ricordo il testamento di una signora che fece impazzire il mio cliente che dovette occuparsene: aveva indicato circa venti enti in Italia e all’estero a cui destinare piccole somme.

qui vorrei dire che, va bene il testamento olografo che possiamo scrivere da soli con una biro e un pezzo di carta, ma magari confrontati con qualcuno perchè non sia poi un problema realizzare le tue volontà. Io sono senz’altro disponibile per una chiacchierata.


Le tasse. Se non ho eredi diretti le tasse di successione sono le più alte. Non c’è franchigia, cioè si pagano sull’intero patrimonio che va in successione all’aliquota massima dell’8 %.Spesso le persone che non hanno eredi dispongono con polizza dei loro beni, la polizza non va in successione in quanto il beneficiario a cui andrà in caso morte non è designato in seguito alla morte appunto, ma per atto tra vivi. Questo comporta che non si paghino le tasse di successione. Tuttavia è sempre possibile che l’Agenzia delle Entrate in caso di accertamento riqualifichi la polizza e richieda il pagamento di quanto dovuto.
Le onlus non pagano le imposte di successione sulle eredità a loro destinate. E naturalmente nemmeno lo Stato.

Gli strumenti del mestiere

Facciamo un riepilogo degli strumenti che usiamo per investire, noi professionisti del settore facciamo esempi e parliamo con indifferenza di questi strumenti, a volte nei primi appuntamenti con potenziali nuovi clienti, mi sento dire “puoi dirmi meglio di cosa si tratta?”

Per qualcuno che lo dice forse altri preferiscono non dirlo, ma restano nel dubbio e di conseguenza non possono scegliere se e come investire. Poi ci meravigliamo che 1700 miliardi siano fermi sui conti correnti. Sono fermamente convinta che solo conoscendo possiamo fare delle scelte consapevoli. Tuttavia se hai una buona conoscenza degli strumenti finanziari puoi non leggere questa newsletter…


Obbligazioni

Una obbligazione è un debito, chi la emette chiede soldi in prestito, chi la compra li presta. L’emittente cioè il debitore può essere uno Stato o una Azienda, il meccanismo non cambia.

Chi compra una obbligazione trasferisce quindi i suoi soldi per un certo periodo, per avere in cambio un interesse che può essere pagato ogni tre, sei, dodici mesi. Tutto è stabilito all’inizio: la durata del prestito, il tasso di interesse, come e quando avverrà il rimborso, ovvero l restituzione del denaro.

L’obbligazione prevede la garanzia del capitale alla scadenza, a meno che… chi ha emesso il prestito non sia nel frattempo fallito. In quel caso se e quanto verrà rimborsato dipenderà da quanto denaro resta nel fallimento.

Ci sono tante classificazioni delle obbligazioni, solo per fare qualche esempio:

– in base al tasso distinguiamo obbligazioni a tasso fisso e a tasso variabile: le prime non cambiano gli interessi che pagano, le seconde si, in base a delle regole stabilite sempre al momento dell’emissione.

– in base all’emittente abbiamo obbligazioni governative, corporate, emergenti, le prime sono emesse da Stati (BTP), le seconde da aziende private, le ultime nei paesi in via di sviluppo.

Durante la vita dell’obbligazione non c’è garanzia sul capitale, infatti ogni giorno l’obbligazione ha un prezzo e a quel prezzo posso venderle prima della scadenza. Noi italiani siamo innamorati delle obbligazioni, perchè hanno il capitale garantito, sempre se l’azienda non fallisce e perchè pagano la cedola. Purtroppo i rendimenti di questi investimenti sono sempre più bassi, alcuni addirittura negativi: cioè è chi presta il denaro che deve pagare un interesse a chi lo riceve!

Azioni

Le azioni sono parte del capitale della società. Nelle Società per azioni il capitale è diviso in tante quote che è possibile acquistare in Borsa. Questo investimento renderà in base al prezzo: dalla differenza tra quanto le ho pagate e a quanto le rivendo avrò il rendimento.

Non abbiamo garanzie per questo sono strumenti più rischiosi. Il fatto che il prezzo abbia molte oscillazioni piace poco agli italiani, che continuano a vedere nelle azioni gli strumenti da evitare. Invece sono l’unico investimento che possa darci del rendimento, naturalmente con le opportune “protezioni”: la diversificazione e il tempo.

Fondi comuni di investimento

Un fondo acquista tanti titoli al suo interno, è un contenitore dove posso mettere anche 100 o 300 titoli.

I vantaggi del fondo:

– il fondo è gestito, chi sceglie quali titoli comprare dentro al fondo? Il gestore o il team di gestione del fondo, in base alle regole che sono state fissate quando il fondo nasce. Ad esempio se si tratta di un fondo azionario il gestore acquisterà prevalentemente delle azioni, se obbligazionario delle obbligazioni, poi esistono una serie di combinazioni tra queste due categorie. Bilanciati, flessibili, ecc…

– diversificato, con cifre relativamente piccole posso così acquistare tanti titoli, se lo facessi da sola quanti ne potrei acquistare? Di sicuro molto meno, il fondo dunque è molto diversificato e questo riduce il rischio dell’investimento. Come nel proverbio “non mettiamo tutte le uova in un paniere”

non fallisce, a differenza delle aziende il fono non può fallire, gestisce solamente il denaro degli investitori.

– è vendibile ogni giorno ad un prezzo di mercato, è quindi trasparente. Il rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita.

ETF

Un Etf è un particolare tipo di fondo a gestione passiva. Cosa significa? Che il gestore non decide giorno per giorno dove investire, in quanto “replica” un indice o un prezzo. Ad esempio l’ETF sulla borsa italiana, avrà gli stessi risultati dell’indice di borsa, è tarato in questo modo, non potrà cambiare il rendimento in base a scelte discrezionali. Un etf sul prezzo dell’oro non potrà discostarsi dal prezzo di questo mercato.
I risultati quindi non dipenderanno dall’abilità del gestore, ma da come andrà un certo mercato. Sono meno costosi in quanto non c’è gestione attiva, ma di contro non ci saranno correttivi ai prezzi del marcato scelto.


Se hai dei dubbi non esitare a contattarmi per approfondire meglio, ripeto “solo la conoscenza può portare a scelte consapevoli”.

Il MES e perché non lo vogliamo!

Il Mes e perché non lo vogliamo….
Spesso quando incontro i clienti negli ultimi mesi mi chiedono cosa ne penso del Mes e soprattutto del perché non vogliamo prendere questi soldi che l’ Europa ci offre apparentemente senza troppe richieste. La mia premessa è che non si vuole qui parlare di politica, sappiamo che su questo ogni partito ha la sua visione e non è mia intenzione “ tenere” per l’uno o per l’altro. Cercherò quindi di riportare le diverse opinioni affinché possa essere questo uno strumento per ulteriori approfondimenti.Seguo con interesse una newsletter di cui metto il link da cui ho tratto spunti interessanti, mi piacerebbe poi conoscere la tua opinione, allo scopo di arricchire con altri punti di vista. https://www.torcha.it/newsletter

Cosa è il Mes Il Mes o Meccanismo Europeo di Stabilità nasce per aiutare gli Stati dell’Europa con dei prestiti, nelle esperienze passate questi prestiti hanno portato a strumenti di controllo che di fatto limitano la sovranità dello Stato li richiede. Il caso più noto è quello delle Grecia che nel 2015 sottoscrisse un Memorandum di intesa con la Commissione Europea per un prestito di 86 miliardi di euro, impegnandosi a mettere in campo una serie di riforme per risanare l’economia, riforme valutate come troppo dure dai più.
Lo scorso 8 maggio la Commissione Europea, come aiuto in risposta al Covid, ha creato il Pandemic Crisis Support: la possibilità di emettere un prestito per un valore massimo pari fino al 2% del Pil di un Paese, che potrà farne richiesta per le spese sanitarie. E’ il MES sanitario, che per l’Italia varrebbe circa 36 miliardi di euro, la politica si immediatamente divisa.


Perché SI:

36 miliardi da utilizzare per la sanitàUno degli argomenti preferiti dai sostenitori del MES riguarda l’affidabilità dello strumento finanziario (Fitch gli ha dato una tripla A, cioè il voto massimo), che rappresenterebbe una garanzia per raccogliere ulteriori soldi sui mercati a tassi favorevoli. Fare ricorso al MES, insomma, innescherebbe un meccanismo virtuoso che potrebbe portare a ulteriori risparmi sul lungo termine.
Ma come la mettiamo con le famigerate condizionalità? Chi sostiene il MES pensa che queste non sarebbero applicate nel caso di richiesta del Pandemic crisis support.

Sebbene tale convinzione non sia giustificata dal riferimento ai trattati, potrebbe esserlo nei fatti, dal momento che rassicurazioni in tal senso sono arrivate dall’Eurogruppo, dal Mes e dalla Commissione europea. Per rafforzare quello che appariva come un semplice impegno scritto privo di valore legale, nello scorso mese di giugno la Commissione Europea ha approvato un regolamento in cui specifica che una eventuale sorveglianza rafforzata per i Paesi richiedenti riguarderebbe solo l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal MES sanitario e non (come in condizioni normali) tutti gli indicatori e dati macroeconomici. Va però sottolineato come il regolamento sia una fonte di diritto subordinata ai trattati di cui abbiamo parlato fino ad ora e per questo potenzialmente “più debole”.

Come spiega l’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, non sarebbe la prima volta che il MES attiva una linea di credito senza porre condizioni: era già accaduto nel 2012, con la Spagna, e quel caso varrebbe oggi come precedente nell’ipotesi di ricorso alla Corte di Giustizia.


Perché NO


Uno degli argomenti comunemente utilizzati contro il ricorso al MES sanitario è proprio quello che riguarda le condizionalità: senza una reale modifica dei trattati il Pandemic crisis support potrebbe trasformarsi in una trappola, che la Commissione Europea potrebbe sfruttare per controllare da vicino i nostri conti pubblici. Il rischio, sottolineato soprattutto dalle destre italiane ma non solo, è quello di una perdita parziale di sovranità.

Questo sospetto è amplificato da un dato: i governi di Spagna, Portogallo, Grecia e Francia per il momento hanno fatto intendere di voler escludere un ricorso al MES sanitario. «Se prendere soldi (prestati) del MES è così utile e vantaggioso, perché le nazioni più esposte insieme all’Italia come Grecia, Portogallo, Spagna e Francia dicono no al MES?Preoccupano inoltre le reazioni dei mercati finanziari.

Secondo alcuni l’idea di utilizzare il MES potrebbe essere interpretata come un segnale negativo dai mercati finanziari, che vedrebbero l’Italia come un Paese in difficoltà. Una dinamica che nel medio termine potrebbe portare ad un aumento dello spread e di conseguenza a interessi più alti sul debito pubblico.

L’ultima preoccupazione di chi si oppone al MES sanitario riguarda le mutate condizioni dallo scorso 8 maggio: la Commissione Europea ha infatti raggiunto un accordo su Next Generation EU– il cosiddetto Recovery Fund – che mette sul piatto una linea di credito molto più alta (127 miliardi di prestiti, per la sola Italia) e 81,4 miliardi di sussidi. È migliorato il rendimento dei titoli di Stato italiani e ciò si traduce in un minor costo per finanziarsi sui mercati. I tassi di interesse offerti dal MES sono naturalmente inferiori, ma qualcuno inizia a chiedersi se a questo punto il gioco valga la candela.

Conclusioni 

Sul cosiddetto MES sanitario si affrontano due idee di Europa per certi versi opposte: da una parte gli scettici – per motivi ideologici o in seguito all’austerity affrontata dalla Grecia dopo la crisi del 2008 a – dall’altra i più entusiasti, che non temono di affidarsi al nuovo strumento in dotazione al MES come un’opportunità da non perdere per rilanciare la sanita’ italiana, che ne ha chiaramente bisogno.Sotto questo punto di vista, il dibattito sul MES sanitario è certamente molto politicizzato e in ultima analisi tutto si riduce a una scelta – credere o non credere alle buone intenzioni della Commissione Europea – su cui abbiamo davvero pochi dati. Più interessante è invece il dibattito economico, perché il ricorso o il mancato ricorso al MES si traduce in conseguenze che hanno a che fare con il futuro dei conti italiani.
E tu cosa ne pensi?