Aggiornamento mercati

Ieri ho inviato questa mail ai miei clienti, per aggiornarlo di quanto sta accadendo sui mercati da inizio anno.

Speravo di non dover più scrivere queste mail di aggiornamento, dopo quasi due anni di mercati sereni, che prima hanno recuperato dai minimi di marzo 2020 e poi hanno visto una crescita quasi costante fino a fine anno.

Da gennaio il vento è cambiato e sento oggi il bisogno di una comunicazione più veloce attraverso questa mail. Cosa sta succedendo? Provo ad esporre in qualche punto il perché di tanta volatilità dei mercati.


Inflazione.

Gli ultimi dati americani annunciano una inflazione al 7,50%, livello mai così alto dal febbraio 1982 (40 anni). Una situazione difficile da gestire.A cosa è dovuta l’inflazione negli USA? Principalmente all’umento dei salari dovuto alla scarsità del personale, alla crescita economica e alla questione energetica. Lo strumento di cui dispongono le banche centrali per combattere l’inflazione è l’aumento dei tassi di interesse. Questo porta un rialzo del costo del denaro, costando di più ci sarà medo domanda e quindi si toglie moneta in circolazione. La FED dunque ha questo obiettivo: ridurre la domanda, con meno denaro in circolazione i prezzi iniziano a scendere.
Nel mese di gennaio i mercati hanno “prezzato” (cioè i prezzi delle azioni hanno già scontato) 5 aumenti dei tassi fatti gradualmente negli Stati Uniti da qui a fine anno. Dovrebbero iniziare a marzo. Basteranno?

Se si i mercati vivranno una conferma delle loro ipotesi e dunque non avranno ulteriori traumi, se no ci saranno altri periodi di forte volatilità. Siccome pare che serviranno anche movimenti più ampi di quello previsto, è possibile che i mercati siano molto più “agitati”. Altro punto è la riduzione del bilancio della FED, che dovrebbe partire entro fine anno, si riduce il bilancio riducendo gli acquisti dei titoli di Stato e possibile vendita di quelli che ho già comprato. Anche questo crea tensione.


E l’Europa? L’inflazione è più bassa rispetto agli Stati Uniti, intorno al 5%. La Bce ritiene possa essere ancora transitoria, e quindi riassorbirsi. Non sembrano imminenti gli aumenti dei tassi. La Banca Centrale europea ha un altra organizzazione, si insiste che l’inflazione potrebbe anche rientrare e che occorre guardare anche alla crescita. Alzare i tassi troppo velocemente porterebbe minare la crescita economica. Due approcci diversissimi.
Ma cosa crea l’inflazione? Dopo la pandemia abbiamo visto che la domanda di merci è aumentata. L’aumento della domanda crea una tensione sui prezzi che tendono ad aumentare. Di parla di inflazione dal lato della domanda. Esiste poi l’inflazione dal lato dell’offerta. Perché le aziende non riescono a soddisfare gli ordini.Ci siamo trovati di fronte ad uno shock di domanda e anche della offerta perché le cose non arrivavano. la politica monetaria che agisce sulla prima parte, non può agire sullo shock dell’offerta.


Energia.

A differenza degli Stati Uniti, sull’aumento dei prezzi in Europa, grava soprattutto la componente energia. Dopo che molti settori industriali avevano rallentato la produzione, con il ritorno della domanda e dei consumi, le impresi sono ripartire velocemente con la produzione, questo ha aumentato la domanda di energia e dunque i prezzi. A questo dei è aggiunto il cambiamento climatico in atto che rende meno disponibili le fonti rinnovabili e l’atteggiamento della Russia rispetto alla fornitura di gas: quando la Russia “chiude i rubinetti” per metterci sotto pressione i prezzi ne risentono. La Russia sta mettendo in pratica una politica molto aggressiva. La questione geopolitica di cui poi parleremo, ha creato quindi ulteriori tensioni. L’Italia è molto esposta all’approvvigionamento russo, però ci sono Paesi ancora più esposti. Noi abbiamo più diversificazione nella fornitura di gas (Algeria Libia, Norvegia …)

Finché non si risolverà la questione geopolitica ci saranno degli interventi del governo: in Italia 10 miliardi già stanziati e 5 in via di stanziamento per ridurre l’impatto dell’aumento del prezzo dell’energia.
Riassumendo Il gasdotto della Russia, le materie prime che scarseggiano, la domanda in crescita hanno portato l’aumento enorme del costo della energia. La politica monetaria della BCE può fare poco.


Crisi Russia-Ucraina.

Mentre scrivo (14 febbraio2022), secondo gli Stati Uniti, la Russia procederà con l’attacco all’Ucraina nei prossimi giorni. La Russia invece smentisce. Chi ha ragione? La Russia ha espresso il timore che l’Ucraina, essendo sempre più vicina alla NATO, diventi un pericolo, per questo da tempo sta portando avanti una azione dimostrativa. Non sembra avere interesse sia in politica estera che interna ad un vero attacco. Di contro il governo Biden ha in un qualche modo “anticipato” le mosse della Russia annunciando un attacco e dichiarandosi pronto a supportare l’Ucraina. Se la ragionevolezza sarà premiata, la soluzione diplomatica sarà la preferita e in queste ore sembra più probabile rispetto a ieri una soluzione diplomatica.

Ovviamente queste fasi di incertezza penalizzano i mercati azionari che sulle certezze prosperano.

Nella speranza di avere dato qualche informazione utile, resto dell’avviso che in queste fasi di mercato sia necessario stare fermi e, se nel caso investire, di sicuro non vendere! Restano sempre un ottimo strumento i Piani di accumulo, con cui tutti i mesi aumentiamo l’azionario e i nuovi fondi Escalator che lo fanno in automatico. Altra via interessante è quella della economia reale, i fondi che investono direttamente nelle aziende.
Sai come la penso, lo abbiamo condiviso molte volte, teniamo fede ai nostri impegni e alla pianificazione che abbiamo fatto nel tempo, passerà anche questa, speriamo presto, soprattutto la crisi Ucraina.

Per ulteriori investimenti contatterò singolarmente, ma se desideri altre informazioni o se qualcosa non è chiaro sono qui.


Un caro saluto, Daniela Iachini

I soldi sul conto corrente (II parte)

 

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Il mio precedente post che puoi leggere qui, terminava con una domanda: é vero che tenere i soldi in conto corrente li mantiene al sicuro?

Scrivevo sull’ultima mia newsletter* che esiste il fondo di tutela interbancario che garantisce fino a 100.000 euro per ogni intestatario, ma non può garantirci dalla perdita del potere di acquisto. 

Non decidere ha un costo! Ma siccome è occulto non lo consideriamo.

Quante volte ho sentito dire: “non voglio vedere un segno meno sul mio estratto conto”!

È un’aspirazione condivisibile, ma non è realistica! Non esiste nessun investimento che cresca con continuità senza oscillazioni ed eventuali segni meno.

Invece l’inflazione che corrode il conto corrente è una certezza. 

Tempo fa è uscito sul Sole 24 ore un articolo che si intitolava “Una lezione di investimento, per gentile concessione di Nonna Peppa”.  Nonna Peppa è una simpatica nonnina di 115 anni che racconta la sua vita.

Fa notizia perché ha superato i 100 anni, ma, grazie al progresso in campo medico, saranno sempre di più le persone che potranno arrivare alla sua età e che “purtroppo” sopravviveranno ai loro risparmi, soprattutto se li hanno custoditi nel conto corrente o in investimenti “a basso rischio”.

Dall’articolo de Il Sole 24 ore:

“Per evitare di trovarsi privi di risparmi nell’ultima fase della propria vita potrebbe essere necessario ottenere rendimenti in linea con quelli generati dal mercato azionario, specialmente se la ricerca in campo medico continuerà a progredire con successo”.

A questa newsletter una amica mi ha risposto con questo quesito: Non sarà che sono le esperienze negative vissute in passato a tenere le persone lontano dagli investimenti? Cercherò di rispondere nel prossimo post.

*Per iscriverti alla newsletter puoi farlo ciccando su Si Mi Iscrivo.

Perché investire?

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Sul sito dell’Istat, ho trovato questa tabella: ti dice a quanto equivale oggi, solo considerando l’inflazione, una cifra X di un anno qualunque nel passato. Ho inserito la mia data di nascita: settembre 1966, il risultato è questo, 1000 euro del ’66 oggi equivalgono a 20.217 euro. Cioè per comprare oggi qualcosa che avresti pagato 1.000 euro quando io sono nata, te ne servirebbero 20.217.

Certo nel ’66 non c’erano gli euro, ma poco importa, quasi due milioni di lire del ’66 sarebbero oggi 39 milioni di lire.

Quindi se mio padre nel ’66 avesse preso i quasi due milioni di lire e li avesse messi in un conto corrente, oggi avrebbe ancora circa 1.000 euro, ma ne servirebbero 20.000 per comprare la stessa cosa.

Non so se la tabella sia corretta, ma l’idea lo è di certo!

E’ tutto qui: obbligati ad investire!

I soldi sotto al materasso

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Sarebbe così semplice non pensarci più! Il buon vecchio materasso o la mattonella della cucina o il conto corrente: si prende il risparmio e si mette al “sicuro”, invece il denaro va curato, investito, seguito. Non possiamo disinteressarcene, che sia diventato nostro grazie ai nostri genitori o che con la nostra bravura lo abbiamo creato, non è finita li.

Non è finita perché l’inflazione un giorno alla volta fa sì che con quel denaro tu possa comprare sempre meno, prendo in prestito, ringraziando, questa tabella dalla pagina Facebook di Fulvio Marchese .

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Come possiamo vedere, 100 euro del 1998 sarebbero dopo 20 anni 70 euro, con una perdita del 30%, un sacco di soldi! Sono 3000 euro ogni 10.000, 30.000 ogni 100.000. Chiaro? Ecco perché dobbiamo investire e il buon vecchio materasso non ci aiuta!

Ci aiuta invece una corretta pianificazione finanziaria.

Per i nostri soldi, siamo sicuri sia meglio il materasso?

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Il 29 marzo  all’incontro organizzato da Federmanager sui “Miti della finanza” ho parlato   di “Meglio il materasso” una battuta che può essere declinata in vario modo: meglio mettere i soldi in cassaforte o dietro una piastrella del bagno, piuttosto che investirli?

Se opti per la soluzione casalinga, ti ricordo di fare attenzione ai ladri, potrebbero sempre trovare il “tesoretto”! Continua a leggere “Per i nostri soldi, siamo sicuri sia meglio il materasso?”