Perché scrivere un testamento?


Ecco un breve elenco, di sicuro non completo, dei tanti motivi per cui scrivere un testamento può essere utile se non necessario:

– desideri decidere in prima persona cosa sarà dei tuoi beni in un futuro speriamo lontanissimo

– desideri dividere i beni in modo da evitare liti tra gli eredi, confrontandoti con loro potresti avere delle sorprese e magari scoprire che a tua figlia non interessa la casetta in montagna

– desideri dividere i beni per evitare comunioni ereditarie che sono sempre complicate da sciogliere

– desideri privilegiare un erede rispetto agli altri perché ha più bisogno, puoi farlo aumentando la sua quota con la tua disponibile

– desideri evitare che un erede che ritieni meno capace possa sperperare il tuo patrimonio e dunque “limitare i danni”

Se ci sono eredi che hanno diritto alla legittima (coniuge, figli e genitori in mancanza dei figli) avrai dei limiti nella stesura del testamento, altrimenti potrai farlo con la massima libertà. Eppure solo il 20% delle successioni in Italia prevede un testamento.


Come scriverlo?
Esistono tre tipi di testamento:

– testamento segreto

– testamento pubblico

– testamento olografo

Il testamento olografo deve essere scritto a mano dal testatore, riportare data e la firma. Può essere scritto su un qualunque foglio e verrà conservato dal testatore o consegnato ad una persona di sua fiducia. Ha il vantaggio di non avere un costo, tuttavia può essere smarrito o distrutto e questo fa si che non sia estremamente sicuro. Inoltre si possono scrivere testamenti di difficile interpretazione e che mettono In difficoltà gli eredi. Ricordo il caso di una persona, il mio cliente era un suo erede, che scrisse un lunghissimo elenco di onlus a cui lasciare somme molto piccole come legati, l’erede impazzì per trovare tutte queste associazioni anche all’estero.

Il testamento segreto viene scritto dal testatore anche con mezzi meccanici (non necessariamente a mano), chiuso in una busta e consegnato ad un notaio. E’ segreto in quanto il notaio non ne conosce il contenuto, lo conserva fino alla morte del testatore quando chiamerà gli eredi per l’apertura.

Il testamento pubblico viene redatto dal notaio in presenza di due testimoni, ha un maggior valore in caso di contestazioni, in quanto redatto da un pubblico ufficiale. Sicuramente più costoso in quanto richiede l’intervento del notaio, da la massima garanzia riguardo alla conservazione.
In ogni caso sarà da ritenersi valido l’ultimo testamento scritto in ordine di tempo, un testamento olografo potrà sostituire anche un testamento pubblico.


Da chi farsi aiutare?
Nella mia esperienza, spesso sono la prima persona con cui il cliente condivide i suoi dubbi su eredità e testamento. Come posso esserti utile?

  • Valutare cosa dice la legge nel tuo caso specifico, in base alla tua situazione familiare e patrimoniale. 
  • Aiutarti a comprendere se per te questa è la soluzione migliore o preferiresti che le cose andassero diversamente. 
  • Trovare le soluzioni ottimali 

In questo non mi contrappongo ai tuoi professionisti di fiducia: avvocato e commercialista, anzi! La situazione che tutti auspichiamo è quella di una collaborazione tra tutti i professionisti per darti tutte le risposte che cerchi. Il rapporto do fiducia che ti lega al consulente finanziario, spesso fa sì che sia la persona con cui ti confidi con più facilità e a cui esponi i tuoi dubbi.

Molti miei clienti non parlano in famiglia di questi temi, preferiscono confrontarsi con me per una prima analisi. Su questo tema c’è molta (troppa) riservatezza e io, ove possibile, consiglio sempre un confronto con i familiari. Una mia carissima cliente è convinta che uno dei suoi figli desideri la casa al mare, conoscendolo io non sono altrettanto sicura e da anni auspico una chiacchierata tra i due.

Ho seguito un Master sul Passaggio generazionale, ho la preparazione e l’esperienza per una consulenza, In un secondo momento, quando avrai chiari i tuoi obiettivi faremo intervenire i tuoi professionisti di fiducia o, se non li hai, sarò lieta di scegliere la persona più adatta nella mia rete professionale di avvocati, commercialisti e notai.

Architetto delle scelte


Se ci fosse stata a Bologna la facoltà di architettura, probabilmente io sarei un architetto. Purtroppo non c’era, ma questa è un’altra storia. Però la passione per l’arredamento mi è rimasta: la mia casa è piena di riviste di arredamento e cambiare i mobili è uno dei miei hobbies, con buona pace di mio marito.
Invece che lavoro fai?Alla risposta il consulente finanziario molti fanno finta di capire, ma noti un impercettibile punto interrogativo nei loro occhi. Se abbiamo tutti molto chiaro cosa fa un avvocato o un architetto, non sempre è così chiaro cosa fa un consulente finanziario. Si occupa del patrimonio dei suoi clienti, in che modo lo fa e come viene remunerato?
Iniziamo col dire cosa non è un consulente finanziario, almeno secondo me:

– non è la persona che ti consiglia su cosa investire in questo momento a prescindere da tutto,

– non è la persona che possa dirti se è meglio investire oggi o tra un mese,

– non è la persona che sa come andranno mercati da qui a fine anno,

– non è nemmeno la persona che potrà dirti quando vendere (ai massimi di mercato) e quando comprare (ai minimi di mercato)

Se ti aspetti questo da un consulente purtroppo non potrò aiutarti. Sarebbe come chiedere all’avvocato chi sarà il giudice al tuo processo e come finirà, ancora prima di avergli spiegato la tua problematica.
E quindi? A cosa può servire un consulente finanziario? Il termine consulente indica una persona che, avendo accertata qualifica in una materia, consiglia e assiste il proprio cliente nello svolgimento di cure, atti, pratiche o progetti fornendo informazioni, pareri e soluzioni, attraverso le proprie conoscenze e le proprie capacità di Problem solving.

Compito del consulente è quindi, una volta acquisiti gli elementi che il cliente possiede già, di aggiungervi quei fattori di sua esperienza, conoscenza e professionalità che possono promuoverne sviluppi nel senso desiderato; in tale contesto è sostanziale il rapporto di fiducia tra il cliente e il consulente. (Wikipedia)
Da questa definizione emergono due elementi:

– la disponibilità del cliente a fornire informazioni perché il consulente possa iniziare la sua attività

– il rapporto di fiducia che deve crearsi.


Chi domanda comanda, ma lo fa per capire.La parte più bella e interessante del mio lavoro è proprio quella iniziale, conoscere nuove persone che si sono avvicinate a me perché consigliate dai miei clienti o perché mi seguono on line. Non si tratta di sapere quanti soldi hanno e proporre un elenco di fondi che in quel momento giudico migliori, si tratta di capire insieme quali sono le loro reali esigenze e qual’è il motivo che li spinge ad investire. Non è facile ti assicuro trovare queste risposte, perché occorre fatica per pensarci, ma se non ci pensi tu al tuo denaro, chi potrà mai farlo? Investi per avere una vecchiaia serena, per comparare una seconda casa al mare, o per i tuoi figli? Sono esempi ma rappresentano le tre grandi categorie che ci motivano:

  • La sicurezza
  • Il divertimento 
  • Il dono 

Definiti questi motivi, ne discendono anche i tempi entro cui vuoi realizzarli: se ti preoccupa l’università di tuo figlio e lui ha appena compiuto 8 anni, avrai 10 anni almeno per realizzare il tuo obiettivo. Definiti i tempi ne discende un progetto di investimento che sarà studiato per te e solo per te. Per questo quando qualche persona mi chiede “è il momento giusto per investire?” mi viene da sorridere, non lo so se in assoluto è il momento giusto, so che e sempre il momento giusto per raggiungere i tuoi obiettivi. 

Ma quanto mi costa un consulente?
Gira in rete da tempo una battuta che dice più o meno: “Se credi che un professionista ti costi troppo, è perché non hai idea di quanto ti costerà alla fine farne a meno”
Il consulente finanziario si appoggia di solito ad una società mandante, nel momento in cui il cliente inizia ad investire, non prima, sosterrà un costo per la gestione dei suoi investimenti, tipicamente il costo di gestione dei fondi, che avrebbe comunque. Una parte di questo costo andrà al consulente, direttamente dalla società al consulente, senza nessun passaggio di denaro tra il cliente e il consulente.(Alcuni consulenti operano senza società mandante e in quel caso si pagherà loro una “parcella” sempre in proporzione al capitale investito)

Ne deriva che nel mio caso, tutta l’attività di consulenza che precede l’apertura del rapporto e l’investimento vero e proprio non prevede un costo. Eppure, come abbiamo visto è una parte fondamentale del lavoro, la più importante. E’ gratuita? Si! E’ necessaria? Assolutamente! E’ una bellissima occasione per conoscersi e iniziare a realizzare il tuo progetto.
Contattami per un appuntamento, rispondendo a questa mail o al mio indirizzo dani.iachini@gmail.com

I prestiti controgarantiti

Non sempre chi richiede un prestito è necessariamente sprovvisto di denaro, potrebbe avere disponibilità su un conto corrente oppure investite in titoli o fondi, in questo caso, invece di utilizzare direttamente il denaro, lo usa come garanzia per ottenere un prestito, detto controgarantito. Un prestito controgarantito viene concesso da una banca alle persone o alle imprese, chiedendo come garanzia un pegno sui titoli o fondi di proprietà del richiedente. La banca ottiene dunque una doppia garanzia:

  • una data dalle caratteristiche della persona o dell’azienda (reddito, fatturato, motivazioni di spesa, ecc..) 
  • una data dal pegno sui titoli o fondi. 

Ipotizziamo che io abbia necessità di fare un’acquisto, ma non voglia privarmi della liquidità o dei miei investimenti, in questo caso il primo passo da fare è individuare una banca che accetti in pegno detti investimenti e richiedere un finanziamento. 

La banca riduce moltissimo la probabilità di insolvenza, in quanto oltre a concedermi il finanziamento perchè sono in possesso dei requisiti richiesti, riceve in pegno anche i miei titoli o fondi, di conseguenza il tasso di interesse richiesto sarà molto interessante.

L’augurio di questa operazione è che dando in pegno questi titoli o fondi, essi diano un rendimento almeno pari al tasso di interesse dovuto all’intermediario per il finanziamento, in modo tale che non solo non avremmo ridotto i nostri investimenti, ma lo abbiamo fatto in pareggio, coprendo con gli interessi maturati quanto pagato alla banca. 

Estinto il finanziamento, i titoli tornano in possesso del cliente.

La banca ha diritto: 

  • al rimborso dell’anticipazione; 
  • al pagamento degli interessi; 
  • a detenere il pegno per il periodo del prestito, la cui proprietà resta al debitore;  
  • a farlo vendere in caso di insolvenza del debitore;  
  • a rivalersi sul netto ricavo in opposizione agli altri creditori.

Come funzionano


Se hai una somma investita, puoi chiedere al tuo consulente come ottenere un prestito usandola come garanzia. Sulla base di questa operazione la banca ti metterà a disposizione del denaro che potrai rimborsare in un tempo stabilito, mantenendo i tuoi investimenti.La somma messa a disposizione è una percentuale della somma data a garanzia. La percentuale, di media il 70% dipende dal tipo di titoli o fondi che possiedi, si parla di scarto per indicare che non tutta la cifra investita ti verrà messa a disposizione. Facciamo un esempio: vuoi comprarti una macchina che costa 30.000 euro. Hai 100.000 euro investiti. Mettendone 50.000 a garanzia del prestito, la banca ti mette a disposizione 30.000 euro sul conto corrente diciamo per 30 mesi. Entro trenta mesi dovrai restituirli. Come avviene la restituzione?

  • con una somma fissa tutti i mesi o una volta all’anno comprensiva degli interessi. Si parla in questo caso più propriamente di prestito
  • In alternativa un’altra forma tecnica è quella dello scoperto di conto per una certa durata, per tornare all’esempio, uso i 30.000 euro per acquistare la macchina, poi faccio un versamento di 10.000 euro, dopo qualche tempo ne uso 8.000 per dei lavori di ristrutturazione, in questo caso entro il periodo per cui è stato concesso il prestito, posso utilizzarlo anche più volte e per diverse esigenze. 

Perché farli?


– perché i tassi sono molto bassi, diciamo circa il 2%

– perché è più semplice pagare a rate un prestito che risparmiare per ricreare la somma che hai usato. Se ho un impegno contrattuale, sarò più determinato a risparmiare per ripagare il prestito, rispetto a risparmiare per ricreare la somma che avevo e che ho disinvestito per comprare la macchina, il risparmio è il medesimo, ma l’impegno è solo con me stesso, non con una banca. Psicologicamente fa la differenza.

– per usufruire dei migliori rendimenti attesi degli investimenti rispetto al tasso che pago sul prestito. Se nel periodo in cui tengo le somme investite queste avranno un rendimento maggiore del tasso che pago sul prestito, avrò un vantaggio dall’operazione.
Per ogni chiarimento non esitare a contattarmi: parliamo dei tuoi progetti di vita e vediamo come realizzarli.

La pensione pubblica


La pensione che tutti si aspettano è quella pubblica, pagata quasi sempre dall’Inps. Siamo cresciuti in un mondo in cui si lavorava in media 30/35 anni e poi si andava in pensione e sull’ultimo stipendio, o su una media degli stipendi degli ultimi anni, si calcolava la somma.

Poi le cose sono cambiate e un po’ alla volta siamo arrivati alle regole di oggi:

– si va in pensione a 67 anni

– la pensione dipende non dall’ultimo stipendio ma da quanto ho versato durante la vita lavorativa

Una rivoluzione! E allora scopriamo che 67 anni sono tanti e la cifra poca! I motivi che hanno portato a questa rivoluzione sono legati al calo delle nascite da un lato e all’aumento della vita media dall’altro. Se nascono meno bambini avremo meno persone che lavorano e che quindi versano i contributi che servono a pagare3 le pensioni a chi non lavora più, se la vita media è più lunga si dovrà pagare la pensione per più tempo. Il sistema non avrebbe retto, per questo è stato necessario intervenire con le riforme, poco popolari, ma purtroppo necessarie.

Mio padre è andato in pensione a 60 anni con una pensione che era la media del suo stipendio degli ultimi 5 anni. E si lamentava perché suo cognato di anni ne aveva 55 ed era andato con l’ultimo stipendio. Erano bei tempi! Oggi dicevo si va in pensione a 67 anni, ma con il tempo l’età della pensione si allungherà ancor di più, ad esempio chi è nato nel 1982 andrà in pensione a 72 anni, infatti man mano che aumenta l’aspettativa di vita aumenterà anche l’età della pensione. E con il sistema contributivo i contributi versati determinano la somma che percepiremo da pensionati.

Cos’è il gap previdenziale
Per Gap previdenziale si intende la differenza tra la prima rata della pensione e l’ultimo stipendio da lavoratore; maggiore sarà il gap e tanto minore sarà il tenore di vita da pensionati rispetto a quello tenuto durante la fase attiva lavorativa.

Facciamo un esempio, da cui ho ricavato il grafico: avvocato donna di 50 anni, 25 anni di lavoro, reddito lordo annuo 75.000 euro, rispetto all’ultima retribuzione mensile lorda di euro 6.300, la pensione sarà di euro 3.600, la differenza di euro 2.700 è il gap previdenziale.

Sul sito dell’Inps o delle Casse di appartenenza è possibile trovare una stima della pensione pubblica. Si tratta appunto di una stima perché i contributi versati oggi potrebbero non essere uguali quelli che verseremo in futuro, si deve tenere conto della progressione della carriera, il teoria si ipotizza un aumento dello stipendio, purtroppo non è detto che ci sia veramente. Inoltre le cifre si rivalutano in base alla crescita del PIL del Paese e anche questo potrà essere solo stimato. Tuttavia è un buon punto di partenza. Una volta individuato il gap possiamo pensare a come colmarlo e lo strumento più adatto per farlo è il fondo pensione.

Cosa fare per mantenere lo stesso tenore di vita

A cosa può servire un fondo pensione?

– ad aver ogni mese una somma per integrare la pensione pubblica

– ad avere una somma disponibile nel momento in cui si andrà in pensione

– per poter andare in pensione prima con il meccanismo chiamato Rita

Si calcola che una volta in pensione le necessità siano minori e quindi che l’80% dello stipendio precedente sia sufficiente per mantenere lo stesso tenore di vita. Tuttavia cambiano le esigenze e tipicamente aumentano le spese sanitarie, man mano che gli anni passano si potrebbe aver bisogno di un aiuto domestico o di un ricovero in una struttura. A quel punto la pensione basterà?

Se ci sono altri redditi, tipicamente gli affitti, il gap previdenziale si ridurrà di conseguenza. Parlando con i miei clienti che oggi sono in pensione, uno dei timori più diffusi è di non essere di “peso” economicamente ai figli e che il denaro non sia sufficiente per vivere i loro ultimi e speriamo molti anni.

Invece le persone più giovani, che oggi lavorano, non hanno la stessa percezione, perché non hanno ancora toccato con mano cosa significa andare in pensione con una somma che magari sarà la metà dei loro guadagni precedenti. Faccio spesso un paragone con la sanità pubblica. I mie genitori alla mia età , quando avevano bisogno di visite mediche, andavano dal dottore e poi alla mutua ed era fatta. I tempi di attesa erano accettabili e la prestazione era gratuita. Poi nel tempo il sistema non ha più retto, sono stati introdotti i ticket e a volte ci si trova a dover aspettare troppo tempo per avere la prenotazione. A questo punto chi ha un reddito che lo permette o ha una polizza sanitaria, si rivolge al settore privato. Se avessero detto 50 anni fa ai miei genitori che sarebbe andata così non ci avrebbero creduto. Così come molti di noi non percepiscono la necessità di risparmiare oggi per integrare la pensione domani.

Vedremo nelle prossime newsletter dedicate a questo tema quali sono i vantaggi e le regole del fondo pensione, intanto fai una ricerca sul sito dell’INPS o della tua Cassa di previdenza per calcolare il tuo gap previdenziale e contattami per una consulenza gratuita.

Le regole dell’eredità

Le principali  regole della eredità in Italia sono queste: 
La tutela della famiglia, ragion per cui non si può diseredare nessuno, quando in un film americano si minaccia di diseredare i figli, sappiamo che a noi non è concesso!
La possibilità di decidere del proprio patrimonio con testamento prima della morte
Il divieto dei patti successori, con cui ci si accorda prima insieme agli eredi con una sorta di contratto e si dispone prima della morte della eredità propria o altrui
il nostro sistema privilegia la famiglia, il codice civile cui facciamo riferimento è del 1942, la società era profondamente diversa, sono state emanate molte leggi da allora, ma l’impianto resta quello. 
Con il testamento le persone possono limitare le regole stabilite per legge, ma fino ad un certo punto. Se io facessi testamento a favore di una mia amica, nominandola erede universale, mio marito e le mie figlie potrebbero impugnarlo e chiedere la loro legittima. Diverso sarebbe se io non avessi marito e figlie, in quel caso avrei la massima libertà di decidere delle mie sostanze. 
Nel nostro Ordinamento non è possibile fare testamento direttamente in favore di animali, poiché essi non sono soggetti giuridici. Ciò che si può fare, invece, è istituire erede o legatario un ente che abbia come scopo statutario la tutela degli animali.
Se non faccio niente Se non c’è testamento, la legge stabilisce delle regole perché il patrimonio venga trasmesso agli eredi. Il principio fondamentale è che un patrimonio possa essere sempre attribuito a qualcuno, il prima possibile.In assenza di testamento, si verifica chi sono gli eredi, da quelli più vicini a quelli più lontani. 
In mancanza di eredi diretti (coniuge, genitori, figli) si verifica che ci siano eredi entro il sesto grado, se non ci sono eredi entro il sesto grado, l’eredità passa allo Stato. Può essere utile sapere che esistono agenzie specializzate nelle ricerca degli eredi per i casi più complessi, altrimenti si può fare una ricerca all’anagrafe, in prima persona o tramite un avvocato.
Tra gli eredi diretti, ve ne sono alcuni che sono anche legittimari, cioè hanno diritto alla legittima: una quota a loro riservata per legge. Sono legittimari: 
– il coniuge
– i figli- i genitori in mancanza di figli
Tutti gli altri possono essere esclusi dall’eredità per testamento, il coniuge e i figli NO! NON sono legittimari i fratelli, significa che posso escluderli dal testamento e loro non possono impugnarlo.Le quote che spettano per legge dipendono da quanti sono gli eredi e dalla loro “vicinanza” al defunto, come in tabella,vedi tabella. Per esempio con marito e due figli l’eredità andrà per 1/3 al coniuge e 2/3 ai figli. 

In questo caso TUTTI avranno una QUOTA di tutta l’eredità: si prende tutta l’eredità e si divide tra tutti gli eredi. Non sempre è la soluzione migliore, si creano quelle “simpatiche” comunioni ereditarie di difficile gestione.


Se faccio testamento:

Il 70% delle persone nei Paesi anglosassoni fanno testamento, la nostra percentuale è di circa il 20%. Non ci piace pensare a quando non ci saremo più, forse è scaramanzia, o non abbiamo voglia di decidere!
Oppure pensiamo che non ne valga la pena, in effetti se quello che succederà senza fare testamento ci piace, benissimo, tuttavia se non fosse così, con il testamento posso cambiare la situazione nei limiti della legittima.
Posso dividere in modo diverso ad esempio, se so che a mia figlia piace la casa al mare e a mio figlio la casa in montagna, potrò disporre in questo modo.
Se uno dei miei figli è la classica pecora nera, potrò, nei limiti delle legittima, utilizzare la quota disponibile per lasciare all’altro una somma maggiore.
Se credo che uno sia più adatto a proseguire la mia attività, potrò lasciargli lo studio, mentre compenserò l’altro con più denaro.
Sento spesso dire ai miei clienti che i loro figli non hanno preferenze e che andranno sempre d’accordo, come mamma lo auguro a tutti, come professionista purtroppo so che non è così. “Ho visto cose che voi umani ….” quindi il mio consiglio è parlarne in famiglia, senza timore, i figli vi saranno grati di averti interpellati ed eviteranno liti future. Posso anche utilizzare la quota disponibile (vedi tabella) per persone che non sono miei eredi. Ad esempio, se ho marito e un figlio, un terzo del patrimonio potrò lasciarlo ad altri o aumentare la parte di uno dei due eredi. Giovanni ha 120.000 euro e lascia moglie e un figlio, senza testamento il patrimonio si divide a metà tra loro, ognuno avrà 60.000 euro.Se fa testamento la quota di legittima è di 40.000 euro alla moglie e 40.000 euro al figlio, gli altri 40.000 euro potrà lasciarli in più a uno dei due o fare intervenire un’altra persona. Vedi bene che, se anche non abbiamo la piena libertà di disporre come vogliamo come nei film americani, esistono margini di manovra.

Consiglio a tutti di verificare la propria situazione con l’aiuto di un consulente, per capire se è meglio lasciare le cose come stanno (non fare niente) o redigere un testamento. Per una consulenza gratuita scrivimi rispondendo a questa mail o su dani.iachini@gmail.com