Pranzo in giardino

pranzo in giardino

A colloquio con una coppia di amici, stiamo valutando la loro situazione patrimoniale. Lui riceve una telefonata, è la badante del suo papà, di solito lei  non chiama e quindi siamo tutti spaventati.

Risponde al telefono e la signora lo rassicura,  voleva solo un consiglio, alcuni giovani le hanno chiesto indicazioni per un buon ristorante nel paese dove abitano in provincia di Bologna e lei ha pensato di chiederlo a lui, che spera tanto di non aver disturbato!

No certo nessun disturbo, solo qualche attimo di spavento, ma per una informazione tanto urgente che vuoi che sia? Lui elenca alcuni ristoranti e tutto finisce li.

Terminiamo il colloquio e ritornano a casa, abitano vicino ai genitori di lui, cosa trovano? Una ventina di ragazzi americani accampati in giardino che la mamma ha deciso di ospitare. “Erano così giovani, perché farli impazzire per cercare un ristorante e far spendere dei soldi? Ho ordinato le pizze! Guarda che carini e come è felice il nonno che sta parlando in inglese!”

La mia amica mi ha mandato una foto bellissima con questi ragazzi sorridenti, ma ancor più sorridente il nonno malato! Partecipare a queste “avventure” è la parte più bella del mio lavoro, le famiglie bellissime che conosco, i loro problemi, ma anche la loro intimità. Sono proprio fortunata!

Diadora: un a.d. inclusivo

All’inaugurazione del Master a cui sono iscritta, ha partecipato Enrico Moretti Polegato, presidente e amministratore delegato di Diadora.

Conoscevo il marchio Diadora, ma non la storia dell’azienda, un marchio storico del Made in Italy, ma un’azienda in crisi, l’intervento della famiglia Moretti Polegato già proprietaria di Geox che scongiura la vendita di azienda e marchio a fondi stranieri.

Un esempio di passaggio generazionale gestito tramite una nuova azienda, che permette al figlio di creare una propria identità imprenditoriale.

Ci siamo trovati di fronte ad un “ragazzo” di 37 anni che si è voluto mettere alla prova, immagino alle sue spalle un genitore che ha voluto farlo crescere e che crede fortemente in lui, cosa non scontata.

Il marchio Diadora era sano, anche se l’azienda era in difficoltà, si è trattato dunque di un rilancio che per funzionare si è appoggiato a fondamenta solide, i valori che lo stesso a.d. ha condiviso con noi:

  • Autenticita’: i valori non si inventano, si possono solo cercare nella storia dell’azienda
  • Inclusivita’ il più bel progetto è destinato a naufragare se non riesco a coinvolgere quelli che chiamiamo stakeholders, potremmo dire gli interessati: dipendenti, azionisti, clienti, fornitori, la comunità locale.
  • Messaggi diversi per consumatori diversi, non possiamo rivolgerci a tutti allo stesso modo, perché ognuno si aspetta risposte diverse
  • Produzione in Italia, anche se parziale

Valori che condivido pienamente e che sono alla base anche del mio lavoro.

Oggi Diadora fattura circa 165 milioni e ha riportato parte della produzione in Italia, non le ho mai avute, ma guarderò alle loro proposte con rinnovato interesse.